Baby pensioni, un'eredità degli anni Ottanta
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Redazione Interno
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In Italia, un fenomeno che continua a suscitare dibattiti è quello delle cosiddette "baby pensioni", un retaggio delle normative previdenziali degli anni Ottanta. All'epoca, le lavoratrici pubbliche sposate e con figli potevano andare in pensione con appena 14 anni, sei mesi e un giorno di anzianità contributiva. Questo ha portato a una situazione in cui, ancora oggi, circa 400 mila persone percepiscono una pensione da oltre quarant'anni, iniziata a poco più di 39 anni di età per le donne e 36,4 anni per gli uomini.
Il rapporto del centro studi di Itinerari Previdenziali, presieduto da Alberto Brambilla, evidenzia come quasi la metà di questi pensionati siano baby pensionati. Questo fenomeno è reso possibile dall'allungamento della durata media della vita, con circa 800 mila ultranovantenni in Italia. Nonostante le criticità legate al calo demografico e all'aumento del numero dei pensionati, il sistema previdenziale italiano sembra reggere. Nel 2023, il rapporto tra occupati e pensionati si attestava a 1,4636, poco inferiore a quell'1,50 considerato di equilibrio.
Brambilla, nel presentare alla Camera il "Bilancio del sistema previdenziale italiano", ha sottolineato che non c'è allarme sulla tenuta dei conti Inps per questi anni e per i seguenti. Tuttavia, ha evidenziato la necessità di correggere le tante deroghe previste dalla riforma Fornero e di spingere il welfare complementare per affrontare l'andamento demografico e il crescente peso dell'assistenza sul sistema pensionistico.




