Stellantis, l’intesa da un miliardo con Dongfeng non placa i dubbi del mercato
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Redazione Economia
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Non bastano i numeri – né tantomeno la cornice di un accordo che sa di ritorno al futuro – a convincere chi, a Piazza Affari, segue il titolo Stellantis da anni e ne ha imparato a memoria i saliscendi. Il gruppo italo-francese, dopo aver siglato con la cinese Dongfeng Group una cooperazione strategica del valore complessivo di circa un miliardo di euro (dei quali soltanto 130 milioni costituiscono la quota diretta di Stellantis), si è visto sfilare sotto i piedi un altro pezzo di fiducia degli investitori. Il ribasso in borsa, netto e senza sbavature, ha raccontato più di mille comunicati: l’operazione, presentata come il rilancio di una partnership trentaquattrenne, non ha fugato le perplessità sulle prospettive di un gruppo che fatica a delineare una traiettoria chiara, specialmente in un mercato complesso come quello cinese.
Produzione congiunta e obiettivi export: i termini dell’accordo
L’intesa, che coinvolge direttamente la joint venture Dongfeng Peugeot Citroën Automobile (DPCA), prevede la produzione congiunta di nuovi modelli Peugeot e Jeep – due per marchio – tutti a propulsione elettrica o ibrida plug-in, rientranti nella categoria dei cosiddetti New Energy Vehicle (NEV). Il piano entrerà nella fase operativa a partire dal 2027, quando lo stabilimento di Wuhan, città che insieme alla provincia di Hubei ha sostenuto politicamente il progetto, inizierà a sfornare le prime vetture. Quest’ultime non saranno confinate al mercato cinese: l’accordo esplicita chiaramente la vocazione all’esportazione verso altri Paesi, un dettaglio non secondario in una fase in cui Pechino spinge per nazionalizzare la filiera e ridurre la dipendenza dai mercati esteri. A corredo, le due società hanno sottoscritto anche un memorandum d’intesa – non vincolante, va detto – per estendere la collaborazione ad attività di ricerca, sviluppo e produzione avanzata.
Un miliardo di euro e otto miliardi di yuan: i numeri del rilancio
L’investimento complessivo, quantificato in oltre 8 miliardi di yuan (la conversione, come detto, sfiora il miliardo di euro), rappresenta una cifra ragguardevole ma va contestualizzata. Non si tratta, in altre parole, di un esborso improvviso: Stellantis, dalla sua fondazione, ha sempre mantenuto un legame con Dongfeng, e l’attuale intesa rientra in una strategia di rafforzamento graduale, non di una svolta repentina. I due gruppi condividono ormai da 34 anni una storia fatta di alti e bassi – basti ricordare le precedenti difficoltà nel mercato cinese, dove Stellantis ha più volte ridimensionato le ambizioni – e l’accordo di questi giorni sembra più un tentativo di stabilizzare che una vera e propria conquista. A pesare sulla giornata negativa di Borsa, del resto, è proprio la sensazione che l’operazione, pur importante, non risolva le incognite strutturali: la concorrenza dei costruttori locali, la guerra dei prezzi sui veicoli elettrici e la lentezza europea nella transizione.
Il mercato guarda oltre l’intesa: i nodi irrisolti
Gli analisti, quelli che contano i dettagli mentre gli altri guardano i comunicati, hanno notato un particolare non secondario: la quota di Stellantis nell’accordo è limitata (130 milioni su un miliardo), e la maggior parte degli investimenti peserà sulle spalle di Dongfeng o di altre fonti locali. Questo squilibrio, unito alla natura non vincolante del memorandum sulla ricerca, ha alimentato il dubbio che il gruppo italo-francese stia cercando un modo per restare nel mercato cinese senza però esporvisi in modo pieno. Una scelta, quella di tenere un piede dentro e uno fuori, che ha funzionato in passato per altri costruttori, ma che nel caso di Stellantis – reduce da anni di sottoperformance in Asia – rischia di tradursi in un’occasione mancata. E il titolo, intanto, scende.




