L’8 maggio a Pompei tra la “Catena dolce” e l’abbraccio del papa americano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Valle di Pompei si prepara a rivivere oggi, 8 maggio 2026, quella che un tempo sembrava una storia da romanzo d’appendice: la conversione di un “sacerdote di Satana” che, proprio in questa data, sceglie di rannodare il mondo a Dio attraverso quella che lui stesso definì la “Catena dolce” del Rosario. Bartolo Longo, l’avvocato pugliese che dopo una gioventù spesa nel culto dello spiritismo e nelle pratiche anticlericali più estreme, divenne il fondatore del Santuario della Beata Vergine del Rosario, viene idealmente celebrato oggi non solo dalla tradizionale Supplica, ma dalla presenza fisica di Papa Leone XIV. L’arrivo del pontefice americano, che atterra in elicottero alle 8.50 nell’area meeting del Santuario, segna il primo anniversario della sua elezione al soglio di Pietro e trasforma la consueta ricorrenza mariana in un evento dai risvolti profondamente simbolici, data la canonizzazione dello stesso Longo avvenuta per mano di Leone XIV lo scorso 19 ottobre.

Il miracolo del “Tempio della Carità” e le storie che vengono dal basso

Prima ancora di presiedere la messa delle 10.30 in piazza Bartolo Longo, però, il Papa ha scelto di immergersi nel cuore pulsante delle opere sociali che rendono unico questo luogo di culto. Nella Sala Luisa Trapani, il pontefice ascolta le testimonianze di chi vive ai margini; tra questi spiccano Tommaso e Pina, una coppia che ha adottato la piccola Maria, una bambina di quattro anni affetta da una patologia gravissima. I medici del Policlinico, quando l’hanno presa in carico, non le davano speranze oltre il primo compleanno, ma la loro determinazione e l’accoglienza della struttura hanno riscritto quel destino segnato. E poi c’è Serena, che ha riabbracciato la figlia dopo un iter giudiziario complicato, e una ex clochard sulla sedia a rotelle, raccolta tra i binari della stazione di piazza Garibaldi. Sono loro, come ha ricordato don Antonio Protano, il volto di quella “Divina Provvidenza” che Bartolo Longo immaginò quando decise di costruire non solo una basilica, ma un sistema di accoglienza per i figli dei carcerati e gli ultimi. Il fondatore, che fino a pochi mesi fa era solo beato, ha visto riconosciuta la sua intera esistenza travagliata dal clero universale, e oggi – chissà – forse nessuno dei ventimila fedeli presenti pensa più al suo passato di sacerdote satanista, concentrato com’è sull’esempio di riscatto che lasciò in eredità.

La supplica delle 12: il testo che cambiò la devozione mariana

Sarà il mezzogiorno il momento culminante della giornata, quando papa Leone XIV guiderà la recita della Supplica alla Regina delle Vittorie. Composta proprio da Bartolo Longo nel 1883 – in risposta all’invito di papa Leone XIII che chiedeva di pregare con il Rosario per i “mali della società” – questa preghiera viene pronunciata due volte l’anno, e la ricorrenza dell’8 maggio è storicamente legata all’episodio della fondazione. L’attesa è palpabile, tanto che le autorità hanno disposto la chiusura del Santuario al pubblico già dalle 11 di ieri per motivi di sicurezza, interrompendo la tradizione della veglia notturna. Sul palco allestito in piazza Bartolo Longo, largo duecento metri quadrati, il pontefice reciterà le strofe in cui si invoca Maria come “porto sicuro nel comune naufragio”; e lo farà mentre dietro l’altare, incorniciata, verrà esposta quella tela che Longo stesso recuperò tra le cianfrusaglie di un rigattiere napoletano, un quadro dal valore artistico modesto ma dal potere taumaturgico tra i più celebri d’Italia. È quella stessa icona bassa e materna di fronte alla quale l’avvocato pugliese sentì la vocazione di non andarsene più da questa terra senza aver propagato il culto della Vergine.

Verso Napoli: l’abbraccio dei trentamila in piazza del Plebiscito

Nel pomeriggio, dopo il pranzo (si vocifera che non mancherà la pizza, di cui il papa americano sarebbe ghiotto), il programma si sposta nel capoluogo campano. L’elicottero papale decolla da Pompei alle 15 per atterrare alla Rotonda Diaz, dove ad attendere c’è l’arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia, insieme al presidente della Regione Roberto Fico e al sindaco Gaetano Manfredi. La visita in Cattedrale, con la sosta privata alla cappella del Tesoro di San Gennaro, precede l’affaccio sulla folla in piazza del Plebiscito, dove sono attese circa trentamila persone. Lì, l’incontro con la città chiuderà idealmente il cerchio di una giornata che ha portato il primo pontefice statunitense della storia a immergersi nella devozione popolare del Sud Italia, dimostrando – se ancora ce ne fosse bisogno – come la fede mariana continui a rappresentare un collante formidabile, capace di unire le periferie esistenziali descritte la mattina con la piazza gremita di fedeli del tardo pomeriggio.

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