Referendum giustizia, l’onda lunga dei votanti: affluenza record alla prima chiusura dei seggi
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Redazione Interno
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La prima giornata di voto per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, quella che ha visto le urne aperte dalle 7 di mattina fino alle 23 di domenica, si è chiusa con un dato che ha sorpreso gli osservatori e che, per certi versi, ha rotto gli schemi delle ultime consultazioni popolari. Stando ai rilevamenti del Viminale, l’affluenza ha toccato quota 44,83 per cento -1, una percentuale che, nella sua provvisorietà – mancano ancora le ultime sezioni e, ovviamente, la giornata di lunedì – si pone già come un record se confrontata con i precedenti storici di referendum costituzionali che si sono tenuti su due giornate. Un risultato, questo, che acquista peso specifico se letto attraverso la lente della geografia elettorale italiana: mentre al Nord le code ai seggi sono state un fenomeno diffuso, con Milano che ha fatto segnare un picco del 54,36 per cento e Bologna che ha ampiamente superato la soglia del 49 per cento -1-7, il Mezzogiorno ha mostrato un volto più compassato, pur senza registrare il tracollo che aveva caratterizzato altre tornate.
Sono oltre 51 milioni gli aventi diritto al voto – considerando anche i 5,4 milioni circa di italiani residenti all’estero – chiamati a esprimersi su un quesito che, nelle intenzioni del legislatore, ridisegna profondamente gli equilibri dell’ordinamento giudiziario. Il cuore della riforma, oggetto di questo referendum confermativo, è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, un principio che attualmente trova una sua parziale attuazione nella riforma Cartabia del 2022 – dove il passaggio da una funzione all’altra è consentito una sola volta entro i primi nove anni di servizio – ma che con il nuovo testo costituzionale verrebbe reso strutturale e definitivo. La scheda verde, che gli elettori hanno iniziato a compilare già nella giornata di domenica, contiene il quesito sulla legge costituzionale che istituisce due Consigli superiori della magistratura separati, uno per i giudici e uno per i pm, e una Corte disciplinare autonoma, intervenendo su sette articoli della Costituzione.
Il confronto con i dati del passato restituisce la portata di questa mobilitazione. Alle stesse ore di chiusura della prima giornata, nel 2020, in occasione del referendum sul taglio dei parlamentari, l’affluenza si era fermata al 39,37 per cento; mentre nel 2006, con il referendum sulla cosiddetta devolution, si era attestata al 35 per cento, sebbene in quell’occasione i seggi chiudessero un’ora prima. Per trovare un dato superiore bisogna tornare al 2016, quando però si votò in un solo giorno e il referendum Renzi-Boschi registrò il 65,48 per cento. La forbice tra i territori, d’altronde, ha riproposto il solco che divide il Paese: a Milano, con un’affluenza del 54,36 per cento, si è votato molto più della media nazionale, così come a Bologna, dove il dato ha sfiorato il 49 per cento, mentre a Napoli, pur con una partecipazione in crescita rispetto alle precedenti consultazioni, il dato si è fermato al 38,38 per cento. Una spaccatura che ha visto l’Emilia-Romagna, la Toscana e la Lombardia guidare la classifica delle regioni più attive, mentre Sicilia, Calabria e Sardegna si sono collocate all’estremo opposto.
La dinamica dell’affluenza, in questa consultazione che non prevede il raggiungimento di un quorum per essere valida, assume un rilievo particolare. Sebbene ogni analisi sul voto effettivo sia prematura, la corsa alle urne racconta di un elettorato che, almeno in questa prima tranche, ha percepito l’importanza della posta in gioco. La riforma, infatti, non si limita a separare le funzioni giudicanti da quelle requirenti, ma introduce un sistema che, come sottolineato dai sostenitori del “Sì” – tra cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio – mira a rafforzare la terzietà del giudice nel processo, mentre per i critici, tra cui l’Associazione Nazionale Magistrati, rischia di isolare il pubblico ministero e di esporlo a possibili influenze politiche. I seggi resteranno aperti ancora per l’intera giornata di lunedì, dalle 7 del mattino fino alle 15, un’ultima finestra che potrebbe contribuire a consolidare il dato o, eventualmente, a ridistribuire gli equilibri della partecipazione. E proprio questa prosecuzione del voto, nella seconda giornata tradizionalmente caratterizzata da una flessione, sarà il banco di prova per capire se l’onda lunga registrata domenica si trasformerà in un afflusso costante o se rappresenterà un picco isolato in una consultazione che, comunque vada, ha già riscritto i pronostici della vigilia.
L’attesa per il dato definitivo e i numeri della partecipazione
Mentre i presidenti di seggio e gli scrutatori si preparano per la riapertura delle urne, l’attenzione si concentra ora sui numeri che emergeranno al termine della giornata di lunedì. Il dato provvisorio delle 23 di domenica, che si attestava al 44,83 per cento, rappresenta un punto di partenza significativo, ma l’affluenza finale potrebbe subire oscillazioni, sebbene raramente i flussi della seconda giornata abbiano ribaltato le tendenze della prima. A Roma, dove la concomitanza con la Maratona aveva creato qualche difficoltà di circolazione, la partecipazione ha comunque toccato il 44 per cento, un dato in linea con la media nazionale che conferma la tenuta del voto anche nei grandi centri urbani nonostante le difficoltà logistiche. In Lombardia, invece, il dato ha superato abbondantemente la soglia del 51 per cento, con punte in provincia di Cremona e un’affluenza che, a Milano, ha raggiunto il 54,36 per cento, collocando la città tra i territori più partecipativi.
Quello che emerge da questa prima tornata è un quadro composito, dove la variabile territoriale ha giocato un ruolo decisivo. In Piemonte, per esempio, l’affluenza si è spinta oltre il 48 per cento, con centri come Magnano, in provincia di Biella, che hanno registrato punte superiori al 58 per cento. All’opposto, le regioni del Sud hanno fatto segnare percentuali più basse, come in Calabria e Basilicata, dove la partecipazione si è fermata su valori a due cifre ben lontani dalla media nazionale. Una frattura, questa, che sembra strutturale e che riflette non solo diverse sensibilità politiche, ma anche un diverso rapporto con le istituzioni e con la complessità di una riforma costituzionale che modifica profondamente la fisionomia della magistratura. Il Viminale diffonderà i prossimi aggiornamenti nel corso della mattinata di lunedì, prima di arrivare al dato finale delle 15, quando inizierà lo scrutinio che, questa volta, non dovrà attendere il superamento di un quorum per essere valido, essendo il referendum di tipo confermativo.




