Piantedosi attacca: “Sui Cpr tante falsità, ci finiscono i criminali”. E sulla sicurezza a Bologna è scontro con Lepore
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Redazione Interno
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La discussione attorno ai Centri di permanenza per i rimpatri, e in particolare all’ipotesi di realizzarne uno nel capoluogo emiliano, assume toni sempre più accesi. Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, durante un affollato incontro pubblico all’hotel Savoia Regency di Bologna, ha voluto ribadire con forza la posizione del Governo, raccogliendo ripetuti applausi dalla sala. Il ministro ha bollato come “falsità” molte delle ricostruzioni diffuse sull’utilizzo di queste strutture, e ha voluto sgombrare il campo da quella che ha definito una “narrazione romantica” messa in piedi da chi, per opposizione politica, cerca di distorcere la realtà dei fatti. L’idea che nei Cpr possano finire persone come “badanti” o immigrati irregolari non pericolosi è, secondo il titolare del Viminale, del tutto infondata: lì vengono destinati esclusivamente “soggetti pericolosi”, ovvero coloro che hanno commesso reati o rappresentano una minaccia concreta per l’ordine e la sicurezza pubblica. Una precisione, quella del ministro, che arriva in un momento di forte tensione politica con l’amministrazione locale, dopo l’annuncio formale dell’avvio dell’iter per individuare un sito a Bologna dove sorgerebbe il nuovo centro -3-4.
Il no del sindaco Lepore tra numeri e accuse di inefficienza
Sul fronte opposto, il primo cittadino Matteo Lepore non arretra di un centimetro e rilancia le sue critiche, definendo l’operazione voluta da Piantedosi come un potenziale “spreco di denaro pubblico”. Lepore, in diverse uscite pubbliche, ha motivato la sua contrarietà non su una base ideologica preconcetta, ma richiamandosi ai dati di fatto sul funzionamento degli attuali dieci Cpr presenti sul territorio nazionale. Il sindaco, citando anche un rapporto di Emergency, ha sottolineato come queste strutture siano ampiamente sottoutilizzate: su oltre milleduecento posti disponibili, ha spiegato, ne sono occupati poco più di cinquecento. Un’inefficienza che, a suo avviso, dimostrerebbe l’inutilità pratica di simili centri. “Se i Cpr non funzionano, perché proporre a Bologna una cosa che non funziona?”, si è chiesto retoricamente Lepore, aggiungendo che i veri rimpatri, quando avvengono, passano da canali diplomatici e accordi bilaterali con i paesi d’origine, non certo attraverso il trattenimento in questi istituti. La richiesta del sindaco al Governo, quindi, è un’altra: più agenti e volanti per le strade, piuttosto che investire in “ennesimi” centri chiusi -1-2-5.
La mediazione complessa del presidente de Pascale
A cercare una quadra, o quanto meno a tentare di tenere insieme le istanze contrapposte, è il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. La sua posizione, emersa nei giorni scorsi, aveva creato più di un malumore all’interno del centrosinistra, quando aveva dichiarato la sua disponibilità a discutere con il Viminale dell’ipotesi Cpr, purché destinato esclusivamente a soggetti socialmente pericolosi. Una sorta di apertura che aveva spiazzato parte della maggioranza e lo stesso sindaco Lepore, ma che de Pascale ha poi cercato di contestualizzare in una nota ufficiale. Il governatore, pur rivendicando l’importanza di non avere “pregiudizi ideologici”, ha invitato il Governo a non ridurre il confronto sulla sicurezza a un singolo strumento, e ha rimproverato a Piantedosi una certa mancanza di confronto leale con il territorio, sottolineando che non si può imporre una struttura senza un dialogo preventivo con chi amministra la città. Un equilibrio difficile, il suo, tra la fedeltà ai principi del centrosinistra e la necessità di rispondere concretamente ai problemi di sicurezza, in un dialogo con Roma che non può ridursi a un continuo “muro contro muro” -2-4-6.
La controffensiva del ministro e l’accusa di ostruzionismo
Nel mirino del ministro Piantedosi, però, non finisce solo il sindaco di Bologna. Il titolare dell’Interno ha allargato il tiro, parlando di un vero e proprio “sabotaggio” politico e amministrativo nei confronti delle politiche di rimpatrio del Governo. Per sostenere la sua tesi, Piantedosi ha portato l’esempio concreto di quanto accaduto a Ravenna, dove un’indagine giudiziaria avrebbe smascherato un sistema messo in piedi da alcuni medici ospedalieri, i quali, secondo l’accusa, rilasciavano certificazioni false pur di evitare il trasferimento nei Cpr a persone considerate pericolose. Un caso, questo, che secondo il ministro dimostrerebbe come l’ostruzionismo non sia solo una questione di dibattito politico, ma si traduca talvolta in veri e propri atti illeciti. “Nei Cpr ci vanno personaggi pericolosi”, ha scandito Piantedosi, respingendo al mittente le critiche sull’inefficacia dei centri e ribadendo che, nonostante le difficoltà, il Governo intende andare avanti con determinazione nel suo progetto, anche in Emilia-Romagna, per garantire maggiore sicurezza ai cittadini -4.




