Sorelline scomparse, il fidanzato di Alisya: «Nascoste da un parente». Nella stanza spuntano messaggi criptati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Secondo me Alisya e Sarah si trovano con un loro parente in un luogo segreto»: sarebbe questa, stando a quanto emerso in queste ore, la convinzione che il diciottenne Youssef, fidanzato della maggiore delle due sorelle scomparse, avrebbe confidato agli inquirenti nel corso dell'ultimo interrogatorio, tenutosi ieri. Un elemento, quest'ultimo, che si aggiunge a un mosaico investigativo già di per sé complesso, alimentato dai nuovi dettagli emersi dall'analisi della stanza che le due ragazze condividevano all'interno della struttura che le ospitava.

La scomparsa di Alisya, sedici anni, e di Sarah, dodici, risale ormai a più di una settimana fa, quando nella notte tra il 6 e il 7 giugno si sono allontanate dalla casa famiglia “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, in provincia dell'Aquila, senza più dare notizia di sé.

Il nuovo filone giudiziario e le responsabilità della struttura

Il quadro delle indagini si è ulteriormente complicato con l'apertura di un secondo fascicolo da parte della Procura di Sulmona, che ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati i responsabili della casa famiglia. L'accusa, formulata in seguito alla denuncia presentata dal padre delle due minorenni, è quella di abbandono di minore, un atto dovuto che punta a verificare l'eventuale negligenza nella vigilanza e nel controllo sulle ospiti.

Questo nuovo provvedimento si affianca, dunque, al procedimento già avviato per il reato di sottrazione di minore, ipotesi che gli investigatori non hanno mai del tutto scartato. Il padre delle ragazze, nel presentare la denuncia, avrebbe espresso forti perplessità circa le modalità con cui la struttura gestiva la sorveglianza notturna, alimentando un clima di sospetto che ora la magistratura dovrà vagliare con attenzione.

La testimonianza del fidanzato e gli oggetti spariti

Tornando alla versione fornita da Youssef, il ragazzo, che anche lui fino a poco tempo fa era ospite della medesima comunità, avrebbe ribadito con convinzione la tesi del parente, descrivendo una fuga che non sarebbe stata improvvisata ma pianificata nei dettagli.

A suffragare questa pista, del resto, vi sarebbero elementi concreti emersi dal sopralluogo nella camera delle due sorelle: qui, infatti, gli agenti avrebbero constatato la mancanza di diversi effetti personali, tra cui capi di abbigliamento, trucchi e altri oggetti di uso quotidiano, a suggerire che le ragazze avrebbero avuto il tempo e la lucidità di preparare una borsa prima di allontanarsi.

Un particolare, questo, che ha alimentato la speranza tra chi le cerca, poiché deporrebbe per una fuga volontaria piuttosto che per un rapimento traumatico; la presenza di vestiti e accessori pronti all'uso, insomma, farebbe pensare a un'allontanamento consapevole e non a un gesto estemporaneo dettato dalla paura.

I messaggi in codice e la pista della fuga programmata

Ma è un altro il tassello che sta catalizzando l'attenzione degli inquirenti e che getta una luce inquietante sulla vicenda: all'interno della stanza, infatti, sarebbero stati rinvenuti veri e propri “pizzini”, ovvero messaggi scritti in codice che le due sorelle avrebbero utilizzato per comunicare con l'esterno senza farsi comprendere dagli operatori della struttura. Un sistema, questo, che lascia presagire l'esistenza di una rete di contatti preesistente alla scomparsa e che rende sempre più concreta l'ipotesi di un'aiutante esterno.

Il fidanzato della sedicenne, in un'intervista rilasciata a una trasmissione televisiva, ha inoltre aggiunto un particolare non secondario, dichiarando che le ragazze «avevano paura di uscire la notte», un'affermazione che potrebbe celare un clima di timori e tensioni interne alla casa famiglia, sebbene al momento non vi siano riscontri oggettivi che colleghino questo stato d'animo alla loro attuale sparizione.

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