Referendum, tra dibattiti pubblici e sondaggi serrati la campagna entra nel vivo a un mese dal voto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Manca poco più di un mese all’appuntamento con le urne per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo, e la discussione pubblica — complice anche l’avvicinarsi della scadenza — si sta progressivamente intensificando su tutto il territorio nazionale. Da un lato, si moltiplicano le iniziative promosse dai comitati che invitano a respingere la modifica costituzionale voluta dal governo; dall’altro, i sondaggi restituiscono un quadro fluido e in evoluzione, dove l’esito finale appare tutt’altro che scontato e dove il peso specifico dell’affluenza, in assenza di quorum, potrebbe rivelarsi determinante.

Domenica 22 febbraio, alle 10:30, il Cinema Golden di Marsala, in via San Giovanni Bosco, ospiterà un incontro pubblico dal Titolo inequivocabile: “No a questa riforma della magistratura” -4. L’iniziativa, aperta alla cittadinanza, si propone di analizzare criticamente il progetto di revisione dell’ordinamento giudiziario, ponendo l’accento su due aspetti ritenuti cruciali dagli organizzatori: il mantenimento dell’indipendenza della magistratura e la capacità dello Stato di contrastare efficacemente la criminalità -8. Al tavolo dei relatori siederanno esponenti istituzionali di diverso livello, a testimonianza di come il tema attraversi trasversalmente i piani dell’azione politica: interverranno infatti l’onorevole Cristina Ciminnisi, deputata all’Assemblea Regionale Siciliana, l’onorevole Valentina D’Orso, capogruppo in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, e l’onorevole Giuseppe Antoci, membro del Parlamento Europeo -4. Un dibattito, questo, che si inserisce in una mobilitazione più ampia che vede la Sicilia occidentale particolarmente attiva: sempre a Palermo, pochi giorni prima, si era costituito il “Comitato Avvocati per il No”, presieduto dall’avvocato Salvo Battaglia, che ha già raccolto oltre 120 adesioni tra i legali del foro palermitano -4. Le ragioni della contrarietà, esposte nel corso della presentazione, si fondano sulla presunta inutilità della riforma — poiché la separazione delle funzioni sarebbe già una realtà sostanziale — e sulla sua costosità, legata alla prevista triplicazione degli organi di autogoverno -4.

Parallelamente, anche in Liguria il dibattito si accende con iniziative di segno opposto. Mercoledì 18 febbraio, alle 18, la Sala Rossa del Comune di Savona farà da cornice all’incontro con Adriano Sansa, figura di spicco del panorama giudiziario e politico italiano, già magistrato, sindaco di Genova e presidente del Tribunale per i Minori del capoluogo ligure -3. L’evento, promosso dal Comitato per il No alla riforma Nordio in collaborazione con la libreria Ubik, vedrà la partecipazione di Franco Zunino, presidente provinciale dell’ARCI, e sarà moderato dal giornalista Mimmo Lombezzi -3. L’attenzione, in questo caso, si concentrerà sulle possibili ricadute che la legge, sottoposta a conferma popolare, potrebbe avere sul funzionamento quotidiano della giustizia e sulla tenuta dei diritti dei cittadini, riprendendo alcuni dei nodi critici sollevati da più parti nel dibattito giuridico.

A fare da contraltare a queste posizioni, i sostenitori del Sì portano avanti argomentazioni incentrate sulla necessità di completare il percorso avviato con l’introduzione del processo accusatorio. Tra questi, spicca la voce di Nicolò Zanon, già vicepresidente della Corte costituzionale e attuale presidente del Comitato nazionale “Sì Riforma”, il quale ha ribadito, a margine di un convegno milanese, come l’obiettivo primario sia migliorare i diritti dei cittadini all’interno del processo, separando nettamente due mestieri che sarebbero, a suo dire, “diversissimi” -1. Una posizione, questa, che trova fondamento nell’interpretazione dell’articolo 111 della Costituzione e nel principio di terzietà del giudice, che la riforma vorrebbe rafforzare eliminando anche la sola parvenza di una promiscuità culturale e associativa tra chi giudica e chi accusa. In quest’ottica, la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura — uno per i giudicanti e uno per i requirenti, entrambi presieduti dal Capo dello Stato — e l’introduzione del sorteggio per la selezione dei componenti togati, rappresenterebbero gli strumenti cardine per superare definitivamente il correntismo e garantire una maggiore imparzialità -1.

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