Sciolto il comune di Caserta per infiltrazioni camorristiche, il sindaco Marino annuncia ricorso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione del governo di sciogliere il comune di Caserta, guidato dal 2016 dall’esponente del Pd Carlo Marino – attuale presidente regionale dell’Anci – è arrivata a seguito della relazione della Commissione d’Accesso inviata lo scorso estate dal Viminale, che ha accertato condizionamenti da parte della criminalità organizzata. La misura, adottata in base all’articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000, riguarda anche i comuni di Aprilia, in Lazio, e quelli calabresi di Badolato e Casabona, tutti colpiti per presunte infiltrazioni mafiose.

Marino, che contesta l’atto definendolo «politico e abnorme», ha annunciato un ricorso al Tar del Lazio dopo aver presentato richiesta di accesso agli atti. «Non ci stiamo, è una scelta ingiustificata», ha ribadito il sindaco, sottolineando come la gestione dell’ente sia sempre stata trasparente. Le indagini, tuttavia, avrebbero evidenziato legami tra amministratori locali e clan camorristici, con presunti favori nello svolgimento di appalti e attività illegali.

Il ministero dell’Interno, su proposta del titolare Matteo Piantedosi, ha agito dopo mesi di verifiche, confermando una prassi ormai consolidata negli ultimi anni, che ha portato allo scioglimento di decine di amministrazioni in tutta Italia. A Caserta, in particolare, si sospetta che alcuni funzionari abbiano agevolato gruppi criminali, alterando procedure e permettendo l’acquisizione illecita di fondi pubblici.

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