Code raddoppiate negli aeroporti europei per i nuovi controlli biometrici Ue

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’estate 2026, già segnata dal consueto esodo vacanziero, sta rivelando un problema logistico di dimensioni considerevoli negli scali del continente. Le code ai controlli di frontiera hanno subito un’impennata, e la ragione è da ricercare nell’implementazione del nuovo sistema di ingressi e uscite, noto come Entry/Exit System (EES), che sta trasformando l’esperienza di viaggio per milioni di persone.

L’introduzione di questa procedura, sebbene concepita per innalzare gli standard di sicurezza attraverso la raccolta di dati biometrici come impronte digitali e scansioni facciali, si sta traducendo in un collasso temporaneo della fluidità negli aeroporti più trafficati del Vecchio Continente, con tempi di attesa che, in alcuni casi, sono letteralmente raddoppiati rispetto alla scorsa stagione estiva.

L’analisi del Financial Times e i dati di Francoforte

A certificare il peggioramento della situazione ci pensa un’approfondita analisi pubblicata dal Financial Times, che ha preso in esame i dati forniti in tempo reale dal servizio Qsensor, specializzato nel monitoraggio dei flussi passeggeri. Secondo questa rilevazione, il picco massimo di attesa registrato a luglio presso l’aeroporto di Francoforte ha toccato i 120 minuti, una soglia che raddoppia esattamente i 60 minuti dello stesso periodo dell’anno precedente.

Il dato è emblematico di una tendenza che si sta manifestando in modo trasversale nei principali hub del continente, dove la digitalizzazione delle frontiere, invece di accelerare i passaggi, li sta trasformando in colli di bottiglia a causa della lentezza operativa dei nuovi lettori biometrici e della frequente instabilità del sistema, che spesso va in blocco durante l’acquisizione dei dati personali di ciascun viaggiatore proveniente da paesi extra europei.

Le criticità del sistema EES sui flussi extra-Schengen

Il nuovo regolamento europeo, che interessa tutti i cittadini di Stati terzi che varcano i confini esterni dell’area Schengen, prevede la registrazione obbligatoria di quattro impronte digitali e di un’immagine del volto, un’operazione che richiede un tempo mediamente superiore al vecchio timbro manuale del passaporto. Questa maggiore onerosità della procedura, sommata ai problemi tecnici dei dispositivi elettronici, sta generando file che si estendono per decine di metri nei saloni degli aeroporti, costringendo i gestori a rivedere le proprie strategie di gestione delle code.

Le segnalazioni che arrivano dagli scali principali, come riferisce la stampa internazionale, evidenziano come la transizione verso il sistema automatizzato stia penalizzando in particolare i viaggiatori provenienti da Regno Unito, Stati Uniti e altri Paesi extracomunitari, che ora si trovano a dover affrontare un iter burocratico molto più lungo rispetto al recente passato.

L’impatto operativo sugli scali principali

La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che i controlli supplementari non riguardano i cittadini dell’Unione o quelli dello Spazio Economico Europeo, che continuano a utilizzare i varchi dedicati, ma questo non allevia la pressione complessiva nei terminal, dove spesso le infrastrutture non sono progettate per gestire un doppio binario così asimmetrico in termini di tempi di processamento.

Le code che si formano davanti ai varchi EES assorbono risorse e spazio, rallentando indirettamente anche i flussi interni, mentre il personale di terra cerca di gestire le proteste dei passeggeri che rischiano di perdere le coincidenze. Nei giorni di maggiore traffico, come i fine settimana di luglio, il sistema ha mostrato il fianco a criticità ripetute, con i terminal che si trasformano in aree di sosta forzata, dove l’attesa media dichiarata dai sensori elettronici supera ampiamente la soglia di sopportazione psicologica e fisica dei viaggiatori.

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