Incendio nel cantiere Tav a Firenze, la coperta imbevuta di cherosene riaccende la pista del sabotaggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nessun cortocircuito, nessun banale guasto tecnico. Quello che poteva sembrare, agli occhi dei primi soccorritori, un normale rogo accidentale sviluppatosi all’interno del cantiere dell’Alta Velocità a Firenze, si è trasformato in pochi minuti in una scena ben più inquieta. Perché accanto alla centralina andata a fuoco – e lo si è capito solo dopo lo spegnimento delle fiamme – giaceva una coperta intrisa di cherosene, una circostanza che ha immediatamente deviato le indagini verso la pista dolosa. La polizia, schierata già dalle prime ore dell’alba davanti al cantiere di viale Edmondo de Amicis, non ha voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali, ma i rilievi parlano chiaro.

Il rogo nella notte e l’intervento dei vigili del fuoco

L’incendio è divampato nella notte, all’altezza del cavalcavia dell’Affrico, precisamente all’interno del sedime ferroviario di Campo di Marte. Le fiamme hanno avvolto un gruppo elettrogeno e un ripetitore del segnale 5G, due infrastrutture considerate strategiche per la continuità del cantiere. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco, che hanno mobilitato anche una squadra specializzata Nbcr – Nucleare, Biologico, Chimico, Radiologico –, un dispiegamento non certo usuale per un semplice incidente. La loro presenza, unita ai primi riscontri visivi, ha subito alimentato il sospetto che l’innesco non fosse accidentale.

La scoperta della coperta e l’ipotesi dell’atto doloso

A confermare questa impressione è stato il ritrovamento, nelle vicinanze del punto in cui le fiamme hanno bruciato più a lungo, di una coperta che qualcuno aveva cosparso di cherosene. Un dettaglio, quest’ultimo, che gli investigatori considerano decisivo: senza quel combustibile, probabilmente il fuoco non avrebbe avuto la forza di danneggiare le apparecchiature. La forte pioggia caduta durante la notte, va detto, ha impedito che la coperta stessa prendesse completamente fuoco, limitando i danni a quanto già distrutto. Secondo le prime ricostruzioni, alcuni individui sarebbero entrati nell’area scavalcando un cancello; una volta dentro, hanno agito in un arco di tempo piuttosto breve.

Le indagini della polizia e il contesto del cantiere Tav

Gli inquirenti, al momento, non hanno ancora escluso altre piste, anche se l’attenzione resta concentrata sull’ipotesi del sabotaggio. Sul posto sono state repertate tracce che saranno analizzate nei prossimi giorni, mentre si cerca di stabilire se chi ha agito conoscesse la disposizione interna del cantiere. Quest’ultimo, dedicato alla realizzazione del tunnel passante sotto la città, è già stato bersaglio di proteste e contestazioni in passato; resta da verificare se questo episodio – il secondo in breve tempo in cui si trova una sostanza accelerante – sia riconducibile a una medesima mano o a emuli. I vigili del fuoco hanno provveduto a mettere in sicurezza l’intera area, mentre la polizia scientifica sta setacciando ogni centimetro del perimetro violato.

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