Cuba a secco di cherosene, a rischio i voli da domani
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Redazione Esteri
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Da mezzanotte di martedì 10 febbraio lo spazio aereo cubano rischia di diventare un deserto, con il rumore dei motori a reazione sostituito da un silenzio forzato che parla di una crisi energetica ormai giunta al suo punto più acuto. Fonti internazionali, citando un funzionario anonimo di un vettore europeo, riferiscono che le autorità dell'aviazione civile dell'isola hanno comunicato a tutte le compagnie aeree l'impossibilità di fornire cherosene, il carburante vitale per gli aeromobili. Una sospensione che, secondo quanto trapela, potrebbe protrarsi per almeno un mese, minando una delle arterie commerciali e turistiche più importanti per l'economia nazionale, già stremata da anni di embargo e da difficoltà strutturali che la pandemia non ha fatto altro che aggravare. Il blocco, di fatto, paralizzerebbe i collegamenti internazionali, isolando ulteriormente il Paese in un momento di grande incertezza geopolitica.
Il contesto internazionale e l'ombra di Washington
Questa emergenza, che vede l'Avana incapace di garantire un servizio fondamentale, non è un episodio isolato ma si inserisce in un quadro internazionale particolarmente teso. Dal Cremlino, che non perde occasione per criticare le politiche statunitensi, arriva l'accusa agli Stati Uniti di un vero e proprio "strangolamento" economico nei confronti di Cuba, una pratica che, stando a Mosca, prosegue ininterrotta fin dai tempi della rivoluzione del 1959. L'amministrazione Trump, riconfermata alla Casa Bianca, ha infatti impresso una svolta imprevedibile e aggressiva nella politica estera americana, come dimostrano gli eventi recenti in Venezuela, dove la deposizione forzata del presidente Nicolás Maduro ha creato un pericoloso precedente. Sebbene l'attenzione di Trump si sia poi spostata su questioni come la Groenlandia o le relazioni con la Colombia, la pressione sui regimi storicamente avversi a Washington rimane alta e costante, creando un clima di assedio che va ben oltre le mere sanzioni.
Una crisi politica che precede quella economica
La carenza di carburante, tuttavia, è solo la punta dell'iceberg di un malessere più profondo, che affonda le sue radici in una crisi di natura politica prima ancora che economica. Il modello cubano, da anni in lenta ma inesorabile trasformazione, si trova a dover fronteggiare sfide interne ed esterne senza precedenti, in un mondo dove i tradizionali alleati faticano a offrire un sostegno solido. La situazione energetica, dunque, non è che il sintomo più evidente di una fragilità sistemica, che rende il paese vulnerabile a qualsiasi shock esterno. L'impossibilità di rifornire gli aerei, alcuni dei quali potrebbero rimanere bloccati a terra, rappresenta un duro colpo per l'immagine di un'isola che ha sempre fatto del turismo una delle sue poche risorse affidabili, nonostante le decennali restrizioni imposte dal vicino nordamericano.
Le ripercussioni immediate e il futuro incerto
Le conseguenze di questa decisione sono immediate e tangibili per le compagnie aeree, costrette a riprogrammare in extremis i loro voli o a fare scorta di carburante prima del decollo per il viaggio di ritorno, una soluzione onerosa e non sempre praticabile. Mentre gli uffici delle compagnie sono presi d'assalto da passeggeri in cerca di informazioni, l'atmosfera negli aeroporti cubani è di apprensione, con il timore di un isolamento che sembra tornare ai livelli dei periodi più bui della guerra fredda. La sospensione, annunciata senza troppi preamboli, lascia intendere che la riserva nazionale di cherosene sia ormai esaurita, senza che al momento si intraveda una soluzione a breve termine. Un episodio, questo, che fotografa con drammatica efficacia le difficoltà di un sistema ai limiti della sostenibilità, stretto tra le necessità della sua popolazione e le complesse dinamiche della politica globale.




