Karim Khan rimosso dalla Cpi: accuse di cattiva condotta sessuale
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Redazione Esteri
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Karim Khan è stato rimosso dall’incarico di procuratore della Corte penale internazionale dopo la decisione dell’Assemblea degli Stati Parte, che ha accertato responsabilità per gravi illeciti e gravi violazioni dei doveri. La decisione è arrivata il 24 luglio nella sede delle Nazioni Unite a New York, durante una sessione speciale dedicata ai procedimenti disciplinari. Khan, che guidava l’ufficio del procuratore della Cpi dal 2021, è stato coinvolto in un procedimento nato dalle accuse di cattiva condotta sessuale emerse quasi due anni fa nei suoi confronti.
L’Assemblea degli Stati Parte, organo di controllo e gestione della Corte penale internazionale, ha stabilito la conclusione del mandato di Karim Khan dopo aver esaminato la vicenda disciplinare. Secondo quanto riportato nelle accuse, il procuratore avrebbe profittato della propria posizione di potere per imporre una relazione intima a una giovane collaboratrice malese. La rimozione dall’incarico rappresenta l’esito del procedimento avviato nei confronti del vertice dell’istituzione giudiziaria internazionale, con una decisione adottata dagli Stati che riconoscono e finanziano la Corte.
La carriera di Karim Khan e il ruolo nella Corte penale internazionale
Karim Khan, avvocato britannico di 56 anni appartenente alla comunità musulmana Ahmadiyya, era stato nominato alla guida dell’ufficio del procuratore della Corte penale internazionale nel 2021. Il suo ruolo consisteva nel dirigere l’attività della procura della Cpi, l’organo incaricato di portare avanti le indagini e le iniziative giudiziarie della Corte. La sua rimozione arriva dopo quasi due anni dalle prime accuse di cattiva condotta sessuale che hanno portato all’apertura del percorso disciplinare.
La decisione dell’Assemblea degli Stati Parte si inserisce in un momento in cui il funzionamento e il ruolo del diritto internazionale sono al centro di un dibattito più ampio. Secondo le valutazioni riportate nella vicenda, la rimozione di Khan viene letta anche nel contesto delle tensioni che hanno coinvolto la Corte penale internazionale e delle critiche rivolte all’istituzione. Gli Stati Uniti, come ricordato nella discussione sul caso, non fanno parte della Cpi.
Il caso Netanyahu e le conseguenze sulla Corte
La rimozione di Karim Khan ha riportato l’attenzione anche sui mandati di cattura emessi dalla Corte penale internazionale nei confronti di Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant. Dopo la decisione sul procuratore, Israele ha chiesto la revoca dei mandati d’arresto, ma la scelta non dipende dal procuratore della Cpi: la competenza spetta ai giudici della Corte. Per questo motivo, la strada per un eventuale annullamento dei provvedimenti resta legata alle decisioni dell’organo giudiziario.
Il collegamento tra la rimozione di Khan e il procedimento relativo ai mandati contro Netanyahu e Gallant ha alimentato nuove discussioni sul ruolo della Corte penale internazionale. La vicenda arriva dopo l’accusa secondo cui il procuratore aveva incriminato Netanyahu per crimini contro l’umanità, mentre il procedimento disciplinare ha portato alla sua destituzione per le responsabilità accertate dall’Assemblea degli Stati Parte. La decisione adottata a New York riguarda quindi sia la gestione interna della Cpi sia il dibattito internazionale intorno alla sua attività.
La Corte penale internazionale si trova ora al centro di una fase segnata dalla rimozione del suo procuratore capo e dalle conseguenze che questa decisione potrebbe avere sul quadro istituzionale dell’organismo. La vicenda di Karim Khan unisce il procedimento disciplinare interno, le accuse di cattiva condotta sessuale e le tensioni legate alle attività della Corte, in particolare quelle relative ai mandati d’arresto che hanno coinvolto esponenti israeliani.
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