La 'macarena' della Ferrari debutta a Shanghai ma lascia più dubbi che certezze
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Redazione Sport
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Ha fatto parlare di sé fin dai test in Bahrain, quando i video e le foto la mostravano per la prima volta nell’atto di ribaltarsi completamente, in una rotazione di 270 gradi che non somigliava affatto ai tradizionali sistemi di apertura dell’ala posteriore visti finora in Formula 1. Quel movimento, che qualcuno nel paddock ha prontamente ribattezzato “la macarena”, per via della sua coreografia meccanica, era finalmente atteso al debutto in un fine settimana di gara. E così è stato, seppur con tutti i distinguo del caso: la Scuderia Ferrari ha montato la tanto chiacchierata ala posteriore, quella progettata per garantire un sostanziale aumento di velocità sul dritto, sulle SF-26 di Charles Leclerc e Lewis Hamilton nel corso dell’unica sessione di prove libere del Gran Premio della Cina.
Il contesto, va detto, era dei più indicati per un primo shakedown. Il circuito di Shanghai, con il suo lunghissimo rettifilo opposto di oltre un chilometro, rappresenta il banco di prova ideale per valutare l’efficienza di una soluzione pensata per ridurre la resistenza all’avanzamento e guadagnare quei decimi preziosi sul dritto. Eppure, dopo i primi rilievi, il verdetto è rimasto sospeso. La macarena ha ballato per pochi giri, per poi essere smontata in vista delle qualifiche che avrebbero deciso la griglia della Sprint Race. Un dietrofront che, inevitabilmente, ha alimentato le speculazioni sulla reale efficacia del dispositivo.
Il giudizio di Vasseur e Leclerc, tra prudenza e realismo
Le dichiarazioni dei diretti interessati, lungi dal fugare le nubi, hanno anzi contribuito a dipingere il quadro di una sperimentazione ancora in fase embrionale. Frédéric Vasseur, da par suo, ha parlato chiaro: servono altre prove, altri chilometri per raccogliere un set di dati sufficiente a comprendere se quel meccanismo così complesso possa tradursi in un reale vantaggio prestazionale. Un cauto ottimismo, il suo, che lascia intendere come l’ala non abbia dato risultati negativi, ma semplicemente non abbia ancora fornito le risposte che il team di Maranello cerca.
Più tranchant, se possibile, è apparso Charles Leclerc al termine di una Sprint Qualifying che lo ha visto chiudere in sesta posizione, alle spalle anche del compagno di squadra. Alla domanda sull'impatto della nuova ala, il monegasco ha sostanzialmente sminuito la portata dell'innovazione, spiegando che, al momento, non cambia il quadro generale della situazione. Le sue parole, riportate anche dai media specializzati, sottolineano come il vero divario da colmare sia altrove, in particolare in termini di potenza pura erogata dalla power unit, specialmente in configurazione da giro secco. La Mercedes, in questo avvio di campionato, appare semplicemente intoccabile in qualifica e i suoi motori, come ha avuto modo di constatare amaramente lo stesso Leclerc, sembrano trovare un surplus di prestazione sul giro singolo che al momento la Ferrari non riesce a eguagliare, nonostante l'introduzione di ali più o meno fantasiose.
Il rebus del deployment e la scelta di non rischiare
Se la macarena è stata accantonata dopo le libere, non è detto che il motivo sia da imputare a una bocciatura tecnica definitiva. Fonti vicine alla Scuderia suggeriscono piuttosto che si sia trattato di una scelta dettata dalla volontà di non stravolgere l'assetto in un weekend Sprint, dove il tempo a disposizione per mettere a punto la monoposto è ridotto all'osso. In Cina, con una sola ora di prove libere prima delle qualifiche del sabato, introdurre un elemento così innovativo e complesso da settare avrebbe potuto rivelarsi un boomerang, distraendo dal lavoro di messa a punto generale e aumentando il rischio di incappare in problemi di gioventù.
C'è poi la questione del deployment, ovvero la gestione e l'erogazione dell'energia elettrica lungo il giro. Sul lungo rettilineo di Shanghai, la differenza prestazionale tra le varie vetture è apparsa evidente già nelle qualifiche sprint, e non solo per merito della sola aerodinamica. La power unit Mercedes, in questa prima fase della stagione, dimostra di saper gestire al meglio l'energia a disposizione, garantendo una spinta supplementare in accelerazione che le Ferrari e le altre concorrenti non sono ancora in grado di contrastare. L'ala posteriore ribaltabile, da sola, non può colmare un divario di questo tipo.
Hamilton e il primo podio in rosso, ma il distacco resta
La domenica della Sprint Race ha poi regalato emozioni e sorpassi, con Lewis Hamilton e Charles Leclerc protagonisti di un duello fratricida che ha fatto sobbalzare il muretto. Ne è uscito vincitore il sette volte campione del mondo, che ha colto il suo primo podio in maglia Ferrari, un terzo posto che sa di cioccolato ma che comunque rappresenta un primo, piccolo, mattoncino nella costruzione del suo nuovo corso a Maranello. Alle spalle del trionfo di Kimi Antonelli, la giornata della Rossa si è però conclusa con un dato inequivocabile: il ritardo dalla Mercedes, con entrambe le sue frecce d'argento davanti, è di 25 secondi. Una voragine, su una distanza così breve, che fotografa senza appello le attuali gerarchie. La Ferrari, che a Melbourne era sembrata l'unica minaccia credibile per la Mercedes, a Shanghai ha dovuto prendere atto che il divario, su certi tracciati, si fa voragine. L'ala macarena, per ora, resta in attesa di ulteriori danze.




