Il week-end di Shanghai, l’ala "Macarena" e il confronto con la Mercedes: la Ferrari cerca risposte

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il secondo atto del mondiale di Formula 1, in scena sul tracciato di Shanghai, ha offerto indicazioni tecniche piuttosto precise, confermando sostanzialmente i valori visti in Australia e aggiungendo un capitolo nuovo, tutto interno allo sviluppo della monoposto del Cavallino. La Mercedes, occorre prenderne atto, resta il termine di paragone indiscusso di questo avvio di campionato, forte di una power unit che in qualifica – e il riferimento va alla prestazione di George Russell, capace di fermare il cronometro sull’1.31.520 – esprime un potenziale che al momento le rivali, e la Ferrari in primis, faticano a contenere. Il distacco di Lewis Hamilton, quarto a sei decimi e mezzo dalla vetta, e quello di Charles Leclerc, sesto a un secondo tondo, raccontano di un divario che sulla distanza del giro secco appare ancora strutturale, legato alla gestione dell'energia e alla cosiddetta fase di "clipping", ovvero l'esaurimento prematuro della spinta elettrica sui lunghi rettilinei, un problema che a Maranello si sta cercando di decifrare e risolvere con una certa urgenza.

L’attenzione del paddock, però, non si è concentrata solo sui tempi, ma anche su un elemento tecnico specifico che aveva fatto molto parlare di sé alla vigilia: la nuova ala posteriore mobile, ribattezzata "Macarena" dallo stesso team principal Frédéric Vasseur per via del movimento rotatorio del flap, che arriva a compiere una rotazione di 270 gradi per ridurre drasticamente la resistenza all'avanzamento. Introdotta su entrambe le SF-26 nell'unica sessione di prove libere del venerdì, con l'obiettivo di raccogliere dati fondamentali in vista del suo utilizzo futuro, la soluzione è stata però rimossa in vista delle qualifiche Sprint, e non la vedremo in azione per il resto del fine settimana. Una decisione che, a un primo sguardo, potrebbe apparire come una bocciatura, ma che in realtà gli ingegneri della Gestione Sportiva hanno motivato con un approccio di prudenza e di sviluppo metodico: il componente, il cui debutto era inizialmente previsto non prima della quarta o quinta gara, non avrebbe ancora raggiunto il livello di maturità e di affidabilità necessario per affrontare un'intera sessione di gara senza rischi, come confermato anche da alcune voci provenienti dal team che parlavano di perplessità sulla sua robustezza strutturale.

Questa ala, che nei test in Bahrain aveva impressionato gli stessi avversari, tra cui un Ollie Bearman rimasto sorpreso nel vedersela davanti, rappresenta una delle strade più ardite intraprese da Ferrari per colmare il divario. La sua particolarità, infatti, non risiede solo nell'incremento di velocità massima stimato – si parla di un guadagno potenziale nell'ordine degli 8 km/h – ma anche e soprattutto nell'impatto positivo che una minor resistenza all'avanzamento comporta sul consumo di energia. In un'epoca in cui la gestione della parte ibrida è diventata cruciale quanto la potenza pura del motore termico, riuscire a percorrere un rettilineo con meno drag significa preservare preziosa carica elettrica per la fase di accelerazione successiva o per la percorrenza del tratto di curva seguente. Il fatto che la "Macarena" sia stata accantonata per questo specifico fine settimana non implica, quindi, un abbandono del progetto, ma piuttosto la volontà di non introdurre una variabile non ancora perfettamente controllata in un contesto, quello del weekend Sprint, che lascia pochissimo margine di manovra per correzioni e adattamenti.

Nel frattempo, al netto di questo rinvio tecnico, in casa Ferrari si lavora per estrarre il massimo dal pacchetto attuale, con Lewis Hamilton che è apparso moderatamente soddisfatto del lavoro di messa a punto compiuto dal team tra le libere e le qualifiche, riuscendo a ribaltare le sensazioni negative di una mattinata conclusasi con un testacoda. Il sette volte campione del mondo ha elogiato la reattività della squadra nel modificare l'assetto, restituendogli una vettura più sincera nei tratti guidati, dove la SF-26 sembra in grado di reggere il confronto con le frecce d'argento. Il problema, lo ha ribadito lo stesso Hamilton, rimane la superiorità della Mercedes sui rettilinei, un gap che la power unit di Maranello, nonostante gli sforzi e il noto "turbino" che garantisce partenze fulminee, non è ancora riuscita a colmare in configurazione da qualifica. E se Charles Leclerc, più nervoso per un sesto posto che non rispecchia le aspettative, ha puntato il dito proprio contro la gestione dell'energia, lamentando una perdita secca di quattro decimi nei tratti veloci, la sensazione è che la battaglia con la Mercedes, per ora, si giochi su piani differenti: da un lato la pura efficienza del complesso motore-telaio della W17, dall'altro la capacità della Ferrari di ottimizzare il proprio pacchetto, fatto di una buona base aerodinamica e di soluzioni coraggiose come l'ala "Macarena", il cui potenziale, però, deve ancora essere tradotto in prestazione concreta e, soprattutto, affidabile.

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