Crosetto innalza la protezione della difesa aerea: «Possiamo aspettarci di tutto». E sull'attacco a Teheran: «Fuori dal diritto internazionale»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso delle comunicazioni rese alla Camera sulla crisi in Medio Oriente, ha annunciato di aver disposto misure straordinarie per la sicurezza nazionale, misure che arrivano dopo quanto accaduto in Turchia e a Cipro, dove la rappresaglia iraniana ha già mostrato il suo potenziale distruttivo. «Ho dato mandato al Capo di Stato maggiore della Difesa – ha dichiarato Crosetto – di innalzare al livello massimo la protezione della rete di difesa aerea e antibalistica nazionale, in coordinamento con gli Alleati e con la Nato». Una decisione, questa, motivata dall’imprevedibilità di uno scenario in cui, come ha sottolineato lo stesso ministro, «di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto, e tutto può essere aspettato». Il governo, pur ribadendo che l’Italia non è e non vuole essere in guerra, si trova così a dover gestire le conseguenze di un conflitto che si è aperto «all’insaputa del mondo», per usare le parole del titolare della Difesa, e che ora costringe a rivalutare ogni singolo assetto nella regione.

La rimodulazione delle forze e l’aiuto a Cipro

Nel dettaglio del suo intervento, Crosetto ha illustrato la complessa operazione di riposizionamento dei contingenti italiani, un’operazione che ha coinvolto centinaia di militari distribuiti in varie aree critiche. «Avevamo 2.576 persone nell’area interessata dalla crisi prima che iniziasse il conflitto – ha spiegato – e per effetto di questa situazione abbiamo preso ulteriori misure». Nel concreto, dal Kuwait, dove su 321 militari ne rimarranno solo 82, 239 stanno già raggiungendo l’Arabia Saudita; analoga la sorte per 7 dei 10 militari presenti in Qatar, mentre dal Bahrein si sta procedendo a un ritiro completo del personale. Parallelamente a questa fase di alleggerimento, che riguarda anche il Libano dove la situazione è costantemente monitorata, l’Italia si appresta a fornire un contributo diretto a Cipro. «Porteremo assieme a spagnoli e francesi un aiuto a Cipro – ha annunciato il ministro – e nei prossimi giorni manderemo assetti navali a protezione dell’isola, invocando l’articolo 7 del trattato Ue che obbliga gli stati membri a prestare soccorso in caso di aggressione».

La posizione sull’attacco e il coordinamento con gli alleati

Uno dei passaggi politicamente più rilevanti delle comunicazioni di Crosetto ha riguardato il giudizio sull’operazione militare che ha innescato l’attuale escalation, un’operazione condotta da Stati Uniti e Israele. Interpellato dalle proteste delle opposizioni, che accusavano Washington e Tel Aviv di aver agito fuori dal diritto internazionale, il ministro non ha usato giri di parole: «Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale». Una presa di posizione netta, che il responsabile della Difesa ha motivato ricordando come «nessun governo al mondo è stato informato, nemmeno la più alta catena di comando americana sapeva della partenza degli aerei». Tuttavia, al netto della mancata condivisione, Crosetto ha chiarito che l’Italia non può sottrarsi alla gestione delle conseguenze: «Non l’abbiamo cercata, non l’abbiamo voluta e non l’abbiamo condivisa, ma ora dobbiamo gestirla per evitare che i danni siano più gravi».

Le richieste dai Paesi del Golfo e la sicurezza dei connazionali

Accanto agli aspetti squisitamente militari, l’informativa del governo ha posto l’accento sulla protezione dei civili e sul sostegno ai partner della regione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha affiancato Crosetto a Montecitorio, ha confermato che «alcuni partner strategici del Golfo hanno formalmente chiesto il sostegno dell’Italia per rafforzare le proprie capacità di difesa aerea». Una richiesta alla quale il governo ha ritenuto doveroso aderire, considerando che si tratta di nazioni dove risiedono decine di migliaia di italiani. Tajani ha inoltre fornito i numeri dell’emergenza umanitaria: circa centomila i connazionali coinvolti, direttamente o indirettamente, dalla crisi, con la task force istituita alla Farnesina che ha già gestito quattordicimila chiamate e permesso a diecimila italiani di lasciare le aree a rischio. Un dispositivo, quello messo in campo, che mira a contemperare la necessità di difendere i confini europei, con l’invio di navi verso Cipro, e quella di garantire la sicurezza dei cittadini e dei militari sparsi in una regione ormai in fiamme.

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