La Russa riceve la famiglia nel bosco: «Stemperare il clima, ma le decisioni dei giudici non si discutono»
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Redazione Interno
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L’ingresso a Palazzo Giustiniani, per un colloquio durato poco più di mezz’ora, ha rappresentato per Catherine Birmingham e Nathan Trevallion – i genitori dei tre bambini finiti al centro di un caso giudiziario e mediatico noto come quello della “famiglia nel bosco” – il primo atto pubblico dopo mesi di silenzio. A convocarli è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha scelto di aprire le porte dell’istituzione alla coppia anglo-australiana in un momento politico delicato, a ridosso della conclusione della campagna referendaria. L’incontro, che si è svolto senza la presenza dei minori, è stato preceduto da una lettera scritta in inglese che la madre, in lacrime, ha letto dinanzi ai giornalisti al termine della riunione: «Quello che siamo venuti a offrire qua oggi è la nostra verità e il continuo impegno ad essere quei genitori responsabili, rispettosi e amorevoli che siamo». Una dichiarazione che si è trasformata in un appello diretto: «Con questa verità, nel dolore più insopportabile, siamo venuti qua a chiedere di essere ascoltati e a chiedere di essere di nuovo una famiglia, la nostra famiglia».
La “moral suasion” di La Russa tra dialogo istituzionale e rispetto per la magistratura
Ignazio La Russa ha accolto la coppia accompagnata dall’avvocata Danila Solinas e da un’interprete, specificando immediatamente i limiti del suo intervento. «È stato per me un piacere ricevere Nathan e Catherine, perché era mia intenzione cercare di stemperare il clima che si è creato attorno a questa vicenda. Io non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria, né voglio giudicare lo stile di vita di questi genitori». Il presidente del Senato ha quindi fatto ricorso al concetto di “moral suasion”, auspicando che vengano eliminate le rigidità reciproche per favorire un ritorno alla vita familiare, a patto che vengano rispettate alcune condizioni. Tra queste, La Russa ha citato con favore la disponibilità manifestata dai genitori riguardo alla frequenza scolastica dei bambini e all’adeguamento igienico dell’abitazione, elementi che erano stati al centro delle contestazioni sollevate dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila quando, lo scorso 20 novembre, fu disposta la sospensione della responsabilità genitoriale. «Sono fermamente convinto che non c’è maggior felicità per i bambini di quella che stare col proprio papà e con la propria mamma. Ed è quello che io vi auguro» ha concluso La Russa, ribadendo che il suo ruolo non è quello di sindacare le decisioni dei giudici ma di favorire un clima disteso.
La cronaca giudiziaria: i provvedimenti e l’udienza del 21 aprile
Il provvedimento di allontanamento dei tre figli dalla loro abitazione a Palmoli risale al novembre scorso, quando il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, a seguito di segnalazioni riguardanti l’istruzione parentale non regolarizzata e le condizioni abitative – un casolare privo di servizi igienici interni e con criticità strutturali – aveva affidato i minori a una casa-famiglia. Successivamente, lo scorso 6 marzo, un ulteriore decreto ha disposto l’allontanamento della stessa madre dalla struttura protetta dove aveva potuto vivere insieme ai figli per alcuni mesi, in attesa di una soluzione più stabile. La coppia, assistita dai legali, attende ora l’udienza fissata per il 21 aprile presso la Corte d’Appello minorile dell’Aquila, nella quale verrà discusso il ricorso per il ricongiungimento familiare e la revoca delle ordinanze di allontanamento. La difesa ha annunciato il deposito di una nuova relazione tecnica da parte dello psichiatra Antonio Cantelmi e della psicologa Martina Aiello, incaricati di ricostruire gli eventi successivi all’ultimo provvedimento che ha separato la madre dai bambini.
La disponibilità a collaborare e gli sviluppi sul fronte abitativo
Sul fronte logistico, nel frattempo, il Comune di Palmoli ha messo a disposizione della famiglia una nuova abitazione, situata a una ventina di metri dalla scuola locale, un elemento che potrebbe influenzare positivamente il prosieguo dell’iter giudiziario. Catherine e Nathan, attraverso la lettera letta davanti alla stampa al termine dell’incontro romano, hanno voluto ringraziare «chiunque ci abbia supportato in questi giorni lunghi e profondamente difficili, pieni di dolore e tristezza per i nostri bambini», ma hanno anche ribadito la loro estraneità rispetto alle accuse di negligenza. «Abbiamo vissuto nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione e non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini», ha affermato la madre, sottolineando che la scelta di vivere in Italia era stata motivata dalla condivisione dei valori di famiglia, amore e vita naturale. La strategia difensiva, quindi, punta a dimostrare la volontà di adeguarsi a quelle che vengono definite “condizioni normali” di convivenza, senza tuttavia rinnegare lo stile di vita alternativo che aveva caratterizzato la loro esistenza fino all’intervento dei servizi sociali.




