Artemis II, l’abbraccio di Houston agli astronauti record e il futuro lunare che slitta al 2028

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Centinaia di persone hanno gremito l’asfalto di Ellington Field, la pista annessa al NASA Johnson Space Center, per salutare il ritorno degli astronauti della missione Artemis II: un’accoglienza trionfale, quella riservata a Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, atterrati lì dopo un viaggio che ha riscritto i parametri dell’esplorazione spaziale. L’equipaggio, apparso sorridente e in buona salute secondo le prime dichiarazioni del direttore di volo Rick Henfling, aveva infatti concluso la propria odissea poche ore prima con un ammaraggio al largo di San Diego, avvenuto poco dopo le due del mattino (ora italiana) tra le acque del Pacifico. La capsula Orion, dalla caratteristica forma a tronco di cono e con il suo scudo termico bruciacchiato dal rientro in atmosfera, si è posata dondolando sulle onde agganciata a tre grandi paracadute bianchi e rossi; un recupero rapido, eseguito da una nave militare statunitense, ha poi trasferito i quattro all’interno della struttura galleggiante, dove hanno potuto finalmente togliersi le tute pressurizzate.

L’ammaraggio perfetto e le condizioni dell’equipaggio

Il rientro della capsula – avvenuto senza intoppi né anomalie tecniche, con i paracadute che si sono aperti regolarmente nonostante le sollecitazioni dell’alta velocità – ha rappresentato l’ultimo atto di una missione durata diversi giorni, al termine della quale gli astronauti hanno sorvolato persino il lato nascosto della Luna. “Stiamo bene, che viaggio”, avrebbero confidato i membri dell’equipaggio ai primi soccorritori a bordo della nave, prima di essere sottoposti a una rapida visita medica. Henfling, raggiunto telefonicamente dai cronisti presenti a Ellington Field, ha confermato che nessuno dei quattro mostrava segni di particolare affaticamento, nonostante le sollecitazioni della gravità dopo un lungo periodo in microgravità. Il trasferimento in aereo verso Houston, dove li attendevano familiari e colleghi, è stato descritto come sereno e privo di complicazioni; la scelta di farli atterrare direttamente in Texas, invece di sottoporli a un ulteriore trasbordo, è stata dettata da ragioni logistiche legate ai centri di ricerca del Johnson Space Center.

Il record di Artemis II e il nodo dell’allunaggio

A cinquantasei anni esatti dal volo dell’Apollo 8 – che per prima portò un equipaggio umano in orbita lunare – Artemis II ha stabilito un nuovo primato nell’esplorazione oltre l’orbita del nostro satellite, sebbene la navicella Orion non sia mai atterrata sulla superficie selenica. Proprio questo aspetto alimenta ora il dibattito interno all’agenzia spaziale statunitense: mentre l’ammaraggio è stato un successo sotto tutti i punti di vista, l’allunaggio vero e proprio, inizialmente ipotizzato per una finestra temporale precedente, è stato rinviato almeno al 2028. Le ragioni di questo slittamento, che alcuni addetti ai lavori definiscono tecnico-organizzativo più che politico, non sono state dettagliate nel bollettino ufficiale diffuso subito dopo il recupero dei quattro astronauti. Quel che è certo è che la capsula Orion ha dimostrato una notevole affidabilità nelle fasi di rientro, e che i paracadute – elemento critico per la sicurezza – hanno risposto come da progettazione.

La telefonata di Trump e il futuro marziano

Dopo l’atterraggio a Ellington Field, è giunta notizia di una telefonata del presidente Donald Trump – che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno, essendo stato rieletto – al centro di controllo missione; nell’occasione, il capo dello Stato avrebbe esortato i tecnici e gli astronauti a guardare oltre la Luna, affermando testualmente: “ora tocca a Marte”. Un’indicazione che, per quanto suggestiva, non si traduce in un calendario operativo né modifica i piani già finanziati per il prossimo triennio. Gli sviluppi giudiziari legati ad appalti o presunte irregolarità nella gestione dei contratti spaziali – un capitolo di cronaca nera amministrativa che aveva fatto capolino qualche mese fa – restano invece confinati agli uffici del procuratore generale, senza che siano emersi rinvii a giudizio o provvedimenti che coinvolgano direttamente i protagonisti di Artemis II. La missione, dal canto suo, chiude i battenti con un bilancio di cui l’agenzia spaziale può legittimamente dirsi soddisfatta, a dispetto dell’incertezza che aleggia sui tempi del prossimo allunaggio.

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