È morto Sergio Campana, l’avvocato che cambiò il calcio italiano
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Redazione Sport
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Sergio Campana, l’uomo che per oltre quattro decenni ha plasmato i diritti dei calciatori italiani, si è spento a 91 anni nella notte, in una casa di cura a Brescia, dove era ricoverato da settimane. Ex centravanti e laureato in legge – da cui il soprannome "l’Avvocato" –, fu tra i fondatori nel 1968 dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC) insieme a Sandro Mazzola e Gianni Rivera, due icone del pallone. Di quell’organizzazione, che trasformò in un sindacato moderno, rimase presidente fino al 2011, segnando conquiste storiche per i giocatori.
"Da 50 anni i calciatori devono tutto a Campana", ha dichiarato Umberto Calcagno, attuale presidente dell’Assocalciatori. "Senza di lui, oggi non avrebbero i diritti che hanno". Un tributo che riconosce l’eredità di un uomo capace di agire "in sordina", come ricordato dallo stesso Calcagno, evitando protagonismi pur avendone i meriti. Fu sua l’intuizione di non sovraesporre l’associazione, preferendo la concretezza alla visibilità.
Tra le battaglie più significative, quella del 1974: il primo sciopero del calcio italiano, quando i giocatori scesero in campo con dieci minuti di ritardo in difesa di Franco Scala, punito per aver rifiutato un trasferimento imposto. Un gesto simbolico, ma che segnò l’inizio di un percorso verso maggiori tutele. Campana, che da giovane aveva vestito la maglia del Brescia senza raggiungere la notorietà dei suoi compagni di sindacato, seppe però guidare con pragmatismo le rivendicazioni di una categoria allora priva di garanzie.




