Morto Sergio Campana, il fondatore dell’Aic che rivoluzionò il calcio italiano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sergio Campana, storico presidente e fondatore dell’Associazione Italiana Calciatori (Aic), è morto all’età di 91 anni nella sua Bassano del Grappa. Figura poliedrica – calciatore, avvocato, sindacalista – ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo del pallone, difendendo con tenacia i diritti dei giocatori in un’epoca in cui erano spesso considerati poco più che merce di scambio.

Nato il primo agosto 1935, Campana vestì le maglie di Vicenza e Bologna tra gli anni Cinquanta e Sessanta, collezionando 340 presenze e 64 reti. Ma fu dopo il ritiro che la sua eredità divenuta immortale. Laureato in giurisprudenza, fondò l’Aic il 3 luglio 1968, trasformandola nel primo sindacato dei calciatori italiani, un organismo che, come ricordò lui stesso, "non nacque contro qualcuno, ma per qualcosa". Un approccio pragmatico, ma non privo di rigore, che gli valse il rispetto anche degli avversari.

Franco Carraro, ex presidente della Figc, lo ha definito "una delle persone più stimate con cui abbia collaborato". "Con determinazione – ha aggiunto – ha tutelato la dignità umana e gli interessi dei calciatori, sapendo che il successo del calcio era la premessa per la loro affermazione". Parole che riecheggiano il pensiero di Claudio Pasqualin, procuratore storico, che in una dichiarazione all’ANSA lo ha celebrato come "un autentico maestro di vita", non solo per lo sport ma per l’intera società.

Campana seppe anticipare i tempi, comprendendo che il calcio, pur nella sua popolarità, nascondeva contraddizioni profonde. In un’Italia dove i contratti erano spesso capestro e le carriere soggette all’arbitrio delle società, l’Aic divenne un faro, ottenendo conquiste come la tutela previdenziale e il riconoscimento del ruolo professionistico. Una battaglia condotta senza clamori, ma con la fermezza di chi sapeva che i diritti, una volta conquistati, non si discutono: si difendono.

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