La nuova Peugeot 208 GTi a Imola: la sportiva che viene dal futuro (ma non dimentica il passato)

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Bastava percorrere pochi metri sulla pit lane dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, teatro della prima tappa del Mondiale Endurance 2026, per capire che quella ferma accanto alla Hypercar 9X8 non è una semplice utilitaria truccata. La nuova Peugeot 208 GTi, presentata ufficialmente al pubblico in occasione del WEC, fa a meno della “E” nel nome – segno che il marchio del Leone punta tutto sulla sostanza più che sulle etichette – eppure è proprio l’elettricità il suo tratto più distintivo. Vista dal vivo, l’impatto è infatti 100% quello di una vera “hot hatch”, una di quelle scolpisce l’asfalto come un coltello: più bassa di trenta millimetri rispetto alla versione standard, visibilmente più larga grazie alle carreggiate allargate di cinquantasei mm all’anteriore e ventisette al posteriore, e con quei passaruota rigonfi che la tradiscono, dove una sottile linea rossa corre a citare in modo esplicito la leggendaria 205 GTi. La si riconosce anche dai cerchi da diciotto pollici, forati come quelli della mitica antenata, e dai dettagli in rosso che incorniciano la calandra, le pinze freno e persino l’interno. Non ci sono orpelli estetici eccessivi: chi la guarda capisce subito che è nata il pista, non per sfilare.

La sigla GTi, assente dai listini dal 2021 quando uscì di scena la 308 GTi, torna quindi in una veste completamente rivoluzionata e, per molti versi, epocale. Sotto il cofano non c’è più un motore termico – e quindi niente rumore di scarico o profumo di benzina – bensì un’unità elettrica da ben 280 cavalli e 345 Nm di coppia. Si tratta del propulsore M4+, lo stesso già utilizzato da diverse sportive del gruppo Stellantis come l’Abarth 600e, l’Alfa Romeo Junior Veloce e la Lancia Ypsilon HF, ma qui è stato tarato da Peugeot Sport con un obiettivo ben preciso: non inseguire la potenza fine a se stessa, ma restituire sensazioni di guida autentiche. Lo 0-100 km/h viene coperto in 5,7 secondi, la velocità massima è limitata a 180 km/h, ma i numeri, si sa, raccontano solo una parte della storia. A rendere interessante questa operazione è il lavoro certosino fatto sul telaio, che include un differenziale autobloccante integrato nel riduttore (per gestire la trazione in uscita di curva) e un assetto studiato per tenere sotto controllo il peso non indifferente della batteria.

Il progetto che viene dalla pista

A Satory, dove il reparto corse cura la Hypercar ibrida, hanno seguito lo sviluppo della 208 GTi passo dopo passo, e questo si vede. Gli ingegneri hanno sfruttato l’esperienza maturata nel Mondiale Endurance per risolvere uno dei problemi storici delle elettriche spinte: la gestione termica. La batteria, una CATL da 54 kWh lordi (51 netti), è stata dotata di un raffreddamento specifico che permette di sostenere ritmi elevati senza andare in protezione, almeno questo promette la Casa. L’autonomia dichiarata nel ciclo misto WLTP è di 350 chilometri, un dato che la rende utilizzabile anche fuori dal contesto cittadino, anche se – viene da pensare – è probabile che scenda vertiginosamente quando si preme a fondo sull’acceleratore.

Peugeot ha inoltre lavorato a fondo sull’assetto: le sospensioni, le molle, gli ammortizzatori e la barra antirollio sono stati rivisti per offrire una guida più precisa. Il tutto è completato da pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2 e un impianto frenante anteriore potente (dischi da 355 mm con pinze a quattro pistoncini), elementi che sull’asciutto dovrebbero garantire una tenuta esemplare. Non manca nemmeno un sound artificiale attivabile, pensato per sostituire il rombo del termico e rendere l’esperienza di guida più coinvolgente anche dal punto di vista uditivo. La presenza della funzione V2L (Vehicle-to-Load) consente inoltre di utilizzare l’auto come fonte di energia per dispositivi esterni, un vezzo tecnologico che la aggiorna ai tempi moderni.

Il futuro (già presente) della compatta sportiva

L’operazione GTi rappresenta quindi un azzardo calcolato. Da un lato, il marchio francese sa bene che i puristi della prima ora rimpiangeranno la leggerezza e la semplicità meccanica delle progenitrici degli anni ’80 e ’90, quando la 205 GTi faceva scuola con i suoi pesi piuma e quei motori che sembravano non finire mai di girare. Dall’altro, Peugeot non poteva restare a guardare mentre l’intero mercato si elettrifica. Del resto, la strategia della Casa è chiara e coerente: la prossima generazione della 208, quella che arriverà dal 2027, sarà esclusivamente elettrica, mentre l’attuale modello termico resterà a listino ancora per qualche tempo per accompagnare la transizione senza forzare la mano ai clienti meno convinti.

Guidando la nuova 208 GTi non si cercherà più il fruscio della valvola a farfalla o il graffio del cambio manuale, ma una reattività fulminea e una precisione chirurgica nello sterzo, caratteristiche che l’elettrico, quando è ben sviluppato, sa regalare come pochi. La ricarica è un altro tassello: in corrente continua fino a 100 kW si passa dal 20 all’80% in meno di mezz’ora, mentre con una Wallbox da 7,4 kW servono circa quattro ore e quaranta minuti per il pieno. L’abitacolo, infine, resta fedele all’i-Cockpit, ma con sedili avvolgenti, inserti in Alcantara e cinture rosse che richiamano il Dna corsaiolo. La Peugeot 208 GTi è una realtà, e nonostante il cuore non batta più a scoppio, il carattere, a giudicare dalle premesse, sembra essere rimasto quello giusto.

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