Siria in fiamme: ribelli jihadisti attaccano Aleppo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La guerra in Siria, che sembrava aver trovato un equilibrio di forze nel 2020, è ripresa con una violenza inaspettata. I ribelli jihadisti, approfittando dell'indebolimento di Russia e Iran, impegnati su altri fronti, hanno lanciato un'offensiva mercoledì scorso, assediando la città di Aleppo. La situazione è resa ancora più complessa dalla fragile tregua in Libano, che rischia di essere violata, e dalle tensioni tra Israele e Hezbollah.
Omer Ozkizilcik, analista dell'Atlantic Council e specialista di Siria contemporanea, ha sottolineato come l'offensiva dei ribelli rappresenti un duro colpo per il regime di Bashar al-Assad. I ribelli, che avevano abbandonato Aleppo alla fine di una lunga e sanguinosa battaglia tra il 2012 e il 2016, sono tornati percorrendo l'autostrada M5 su auto, pick-up e motociclette, entrando in cinque quartieri della città. La battaglia di Aleppo, una delle più sanguinose della guerra civile siriana, aveva causato oltre 30.000 morti e una distruzione immane.
Il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso la volontà di raggiungere un cessate il fuoco e un accordo sugli ostaggi a Gaza prima di assumere l'incarico il 20 gennaio. Tuttavia, la situazione in Siria rimane critica, con i ribelli che continuano a combattere e le forze governative di Assad che cercano di mantenere il controllo della città con l'aiuto di alleati fondamentali come Russia, Iran e Hezbollah.
Nel frattempo, il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha rivendicato la "grande vittoria" su Israele nel suo primo discorso dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco.




