Il dossier Minetti arriva al Quirinale, l’ultimo vaglio del presidente

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’attesa, al Colle, è destinata a prolungarsi ancora per qualche giorno. Il faldone, corposo e denso di carte giudiziarie, è giunto ieri pomeriggio al Palazzo del Quirinale: si tratta del dossier inviato dal ministero della Giustizia, contenente gli esiti degli accertamenti disposti dalla Procura generale di Milano sulla grazia concessa a Nicole Minetti.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intende ora vagliare personalmente ogni singolo atto – a partire dai verbali dei testimoni ascoltati dai carabinieri nell’ambito della cosiddetta “inchiesta bis” – prima di esprimere la sua posizione ufficiale. Al momento, come confidano fonti di stampa, la fase è ancora interlocutoria; nessuna decisione è stata presa, e nemmeno ipotizzata, in attesa di completare l’analisi di quanto emerso dalle verifiche suppletive.

I quattro pilastri che reggono il parere della Procura

Nel parere definitivo trasmesso al Guardasigilli, i magistrati milanesi hanno elencato quattro punti cardine che, a loro giudizio, giustificano pienamente il provvedimento di clemenza firmato a febbraio. Il primo riguarda l’adozione del minore, ritenuta “pienamente regolare” e priva di quelle irregolarità che talune ricostruzioni giornalistiche avevano lasciato intendere. Il secondo pilastro è rappresentato dalle gravissime condizioni di salute del bambino – che da anni si sottopone a cure specialistiche negli Stati Uniti – le quali richiedono la presenza costante della madre.

Non solo: sono stati sentiti, in sede di indagini difensive prima e dai carabinieri poi, amici della coppia (italiani e stranieri) che hanno frequentato la tenuta in Uruguay, oltre a medici consultati informalmente sullo stato di salute del piccolo. Infine, sono state passate al setaccio le attività di volontariato svolte da Minetti e la regolarità dell’intero percorso adottivo.

Le smentite sui “festini” e il caso del legale deceduto

Dagli atti emerge con chiarezza come le notizie circolate sulla stampa – quelle relative a presunti festini con droga e escort nel ranch uruguaiano di Giuseppe Cipriani, con la supervisione della stessa Minetti – siano state completamente smentite. Le dichiarazioni rese sia nell’ambito delle indagini difensive sia ai carabinieri da “persone informate sui fatti” hanno confermato la natura conviviale e familiare degli incontri, escludendo qualsiasi ipotesi di illecito.

È stato chiarito, altresì, il giallo legato al decesso di un avvocato in Uruguay: contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di informazione, il professionista deceduto non era il legale dei genitori biologici del minore, bensì il difensore del bambino stesso, e il procuratore della Repubblica in Uruguay ha escluso l’esistenza di ipotesi di reato a riguardo. Nessuna pendenza giudiziaria o segnalazione, infine, risulta a carico di Minetti o Cipriani né in Uruguay né in Spagna.

Le verifiche incrociate e la “teste chiave” non sentita

Le indagini, condotte con il supporto dei carabinieri e dell’Interpol, hanno dunque confermato il quadro probatorio che aveva portato alla concessione della grazia. Un elemento di rilievo, emerso nel corso della ricostruzione, riguarda la mancata audizione della cosiddetta “testimone chiave”, vale a dire la massaggiatrice le cui dichiarazioni avevano originato le prime rivelazioni giornalistiche.

Ciononostante, la mole di riscontri acquisiti – dalle dichiarazioni degli amici di famiglia alle verifiche documentali sull’adozione, passando per i controlli incrociati sulle strutture sanitarie estere – è stata ritenuta dai magistrati più che sufficiente per escludere qualsiasi elemento di novità tale da inficiare il provvedimento presidenziale. La Procura generale, diretta da Francesca Nanni, ha pertanto ribadito la piena legittimità della grazia, definendo “non vere” le notizie di stampa che avevano innescato la polemica.

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