Pietro Reichlin: "Lavoro nero come cuscinetto sociale in un'Italia sempre più povera

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’aumento del rischio povertà, che nel 2024 ha coinvolto il 23,1% della popolazione italiana – tredici milioni e mezzo di persone – secondo i dati Istat, non è solo un numero ma il riflesso di un sistema economico sempre più fragile. Se la media nazionale segna una lieve crescita rispetto al 22,8% del 2023, le disparità territoriali rivelano un Paese spaccato in due, con la Puglia che si colloca al quarto posto tra le regioni più colpite. Un fenomeno che Pietro Reichlin, analizzando le dinamiche sociali, definisce legato al lavoro nero, visto da molti come un "cuscinetto" di sopravvivenza in assenza di alternative.

I numeri dell’Istat, che fotografano una situazione in cui il 18,9% degli individui è a rischio povertà e il 4,6% in grave deprivazione materiale, mostrano come l’inflazione abbia eroso i redditi nominali, lasciando famiglie intere in condizioni di precarietà. A peggiorare il quadro, la quota di chi vive in nuclei a bassa intensità lavorativa, salita dal 8,9% al 9,2%, segnale di un mercato del lavoro incapace di assorbire la domanda. Senza contare che, come sottolineano gli esperti, l’economia sommersa diventa per molti l’unica via per tamponare l’indigenza, alimentando un circolo vizioso tra evasione e impoverimento.

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