Blocco diesel euro 5 rinviato al 2026, slitta lo stop in quattro regioni del Nord
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Redazione Interno
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La Camera ha approvato il Decreto Infrastrutture, che con un emendamento posticipa di un anno – al primo ottobre 2026 – il blocco alla circolazione delle auto diesel euro 5 originariamente previsto per l’autunno 2025. Il provvedimento, composto da 36 articoli, passa ora al Senato e dovrà essere convertito in legge entro il 20 luglio. Il rinvio interessa i comuni con oltre 30.000 abitanti di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dove i veicoli euro 5 avrebbero dovuto essere gradualmente esclusi dal traffico per ridurre le emissioni inquinanti, come stabilito da due sentenze della Corte di giustizia Ue.
A Verona, ad esempio, i 113.000 veicoli diesel euro 5 – il 17,5% del parco auto locale – potranno continuare a circolare ancora per due anni. Una misura che, sebbene temporanea, solleva interrogativi sull’efficacia delle politiche ambientali in un Paese dove l’età media delle auto supera i 13 anni, quasi due in più rispetto a Germania, Francia e Regno Unito. Quasi un’auto su quattro ha più di 19 anni, e quasi la metà risponde a standard fino all’euro 4, introdotto nel 2006. Numeri che riflettono un parco circolante obsoleto, lontano dagli obiettivi europei di decarbonizzazione.
La domanda che molti automobilisti si pongono ora è semplice: la mia auto può ancora circolare? Per scoprirlo, basta verificare l’omologazione del veicolo sul libretto di circolazione, dove è indicata la classe euro di appartenenza. Le limitazioni, una volta operative, riguarderanno solo i diesel euro 5 nelle aree urbane più popolose delle quattro regioni coinvolte. Intanto, il rinvio accende i riflettori sul futuro dell’industria automobilistica italiana, tra crisi Stellantis e ritardi nella transizione ecologica.




