La doppia verità dietro l’Iran ai Mondiali: tra ultimatum a Infantino e il sogno (inespresso) dell’Italia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre Gianni Infantino ripeteva a poche settimane dal calcio d’inizio che “l’Iran verrà, il calcio deve unire”, la realtà dei fatti racconta una vicenda molto più sfumata e, per certi versi, paradossale. Da un lato c’è la diplomazia di facciata della Fifa, costretta a sventolare la bandiera dell’apolidia sportiva; dall’altro, c’è il pressing asfissiante di Paolo Zampolli, l’uomo che per Donald Trump gestisce le “partnership globali” e che, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha per l’ennesima volta ribadito come il regolamento – a suo dire – sia talmente lacunoso da permettere un clamoroso ripescaggio degli Azzurri. A rendere il quadro ancora più instabile, però, non è solo l’entusiasmo del diplomatico italo-americano, bensì una condizione posta direttamente da Teheran, che rischia di far saltare il banco.

Le condizioni (e le paure) della delegazione iraniana

A dettare il passo, in queste ore, è stato Mehdi Taj, il numero uno della Federazione iraniana. Taj, che non ha mai nascosto i suoi legami con il delle Guardie Rivoluzionarie (Irgc), ha rotto il silenzio con una richiesta precisa rivolta alla Fifa: garanzie assolute che, durante la permanenza negli Stati Uniti, nessuno “insulti i simboli del nostro sistema”. La paura dei vertici persiani è tutt’altro che astratta se si considera quanto accaduto pochi giorni fa a Vancouver, dove la stessa delegazione – Taj incluso – è stata respinta al confine canadese perché ritenuta “associata a entità terroristiche”.

Se da una parte il presidente della Fifa ha cercato di minimizzare l’accaduto, definendolo un “disagio” e convocando un vertice d’emergenza a Zurigo per il 20 maggio, dall’altra Taj è sembrato chiaro: senza la certezza che gli Stati Uniti non metteranno i bastoni tra le ruote al suo entourage (quell’insieme di tecnici e accompagnatori che, secondo Washington, potrebbero essere molto più di semplici sportivi), l’Iran potrebbe davvero valutare il ritiro. Una posizione, la loro, che stride con l’ottimismo mostrato da Infantino al Congresso di Vancouver, ma che conferma come la partita per la sostituzione sia molto più aperta di quanto si voglia far credere.

Zampolli, la lacuna regolamentare e il silenzio di Trump

Se l’Iran dovesse davvero fare un passo indietro, il candidato naturale per Zampolli sarebbe l’Italia. Il rappresentante di Trump, interpellato più volte sulla questione, ha utilizzato un argomento preciso: il ranking Fifa. “Siamo la più alta delle escluse e abbiamo vinto quattro Mondiali”, ha ripetuto l’uomo che ha confessato di aver già “contattato Infantino con l’appoggio del presidente”. A chi gli obietta che una qualificazione solo sulla carta sarebbe una vergogna, Zampolli risponde con una contro-domanda retorica: “Se l’Italia giocasse, i tifosi la guarderebbero o no?”.

C’è però un’anomalia di fondo che il diplomatico fatica a smentire. Nonostante i suoi sforzi propagandistici, dalla Casa Bianca non è arrivato alcun endorsement ufficiale. Anzi, meno di un mese fa, lo stesso Trump aveva liquidato l’ipotesi con un “non ci penso proprio” allo Studio Ovale, quasi fosse colto alla sprovvista dalla domanda. Una discontinuità, questa, che getta più di un’ombra sul reale peso delle pressioni esercitate su Infantino.

L’incontro di Zurigo e la copertura Rai nel limbo

L’ago della bilancia rimane quindi appeso all’incontro del 20 maggio. Se Infantino riuscisse a strappare a Taj la renonuncia definitiva alle pretese sulle guardie rivoluzionarie, la spedizione iraniana potrebbe salvare la faccia e la propria presenza ai Mondiali. In caso contrario, il caos regolamentare evocato da Zampolli diventerebbe improvvisamente molto reale. La Fifa, in quel frangente, dovrebbe decidere se attingere dalla lista d’attesa asiatica (dove spiccano gli Emirati Arabi) o compiere il colpo teatrale e di audience che significherebbe riportare l’Italia nel girone.

Una decisione, quest’ultima, che avrebbe ripercussioni anche mediatiche: come riportato da alcuni retroscena, un eventuale ripescaggio degli Azzurri stravolgerebbe i piani di programmazione della Rai, costretta a riconfigurare l’intera copertura dell’evento in meno di un mese. Una variabile economica e organizzativa, quella legata ai diritti tv, che nei palazzi del calcio pesa talvolta più delle ragioni tecniche o geopolitiche.

Description: L'Iran chiede garanzie alla Fifa per evitare insulti agli ayatollah. Zampolli spinge per il ripescaggio dell'Italia, mentre Infantino convoca un vertice il 20 maggio.

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