Sciame sismico ai Campi Flegrei, forte scossa di magnitudo 3.5 avvertita fino a Napoli
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Redazione Interno
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La terra torna a tremare nell'area dei Campi Flegrei, e lo fa con un evento tellurico di magnitudo 3.5 che, verificatosi intorno alle 11.19 di questa mattina, sabato 28 febbraio, è stato netto e chiaramente percepito in un raggio che dai comuni dell'area flegrea si è esteso fino a gran parte del capoluogo partenopeo. I sismografi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con una precisione che negli anni ha affinato la capacità di monitoraggio di questa caldera tra le più attente al mondo, hanno localizzato l'epicentro precisamente nella zona sotto la Galleria Solfatara della Tangenziale, un'area, quella di Pisciarelli, che nella dinamica del bradisismo gioca da sempre un ruolo nevralgico. L'ipocentro, come spesso accade per questi fenomeni legati alla risalita di fluidi e non a movimenti di faglie tettoniche, è stato invece calcolato a una profondità piuttosto superficiale, attestandosi tra i 2,7 e i 3 chilometri sotto il livello del suolo.
Non si è trattato di un evento isolato, va detto, ma del picco più energetico all'interno di uno sciame sismico che, in rapida successione, ha fatto seguire alla scossa principale almeno un'altra scossa di assestamento, avvertita distintamente dalla popolazione. La natura del fenomeno, com'è noto a chi vive o studia questi luoghi, è quella del bradisismo: la terra si solleva o si abbassa in seguito alla pressione dei fluidi nel sottosuolo, e i terremoti che ne conseguono, seppur di magnitudo contenuta come in questo caso, risultano spesso particolarmente superficiali e dunque molto avvertiti in superficie. Un boato, descritto da molti testimoni come particolarmente forte, ha preceduto la scossa, aumentando quell'ansia che ormai accompagna ogni nuovo episodio di sollevamento del suolo.
La paura si diffonde da Pozzuoli ai quartieri di Napoli
L'onda sismica, propagandosi rapidamente, ha messo in allarme migliaia di cittadini. A Pozzuoli, comune che ospita buona parte della caldera e dove l'epicentro è stato localizzato a circa quattro chilometri di distanza, la scossa è stata avvertita in modo particolarmente forte, così come a Quarto e a Bacoli, dove le strutture edilizie, spesso vetuste e vulnerabili a questi solleciti, rappresentano da sempre una fonte di preoccupazione aggiuntiva. Ma la particolarità di questo evento, a differenza di altri sciami recenti di minore energia, è stata la sua chiara avvertibilità in ampie zone di Napoli. Dai quartieri occidentali come Bagnoli, Fuorigrotta e Pianura, storicamente i più esposti perché geograficamente contigui all'area flegrea, la percezione del movimento tellurico è arrivata nitida fino alle zone collinari e centrali della città, dove in molti hanno sentito porte e infissi tremare per qualche secondo.
Le testimonianze sui social network, un termometro ormai imprescindibile della percezione del rischio da parte della popolazione, hanno raccontato lo smarrimento di chi, nelle proprie abitazioni o sui luoghi di lavoro, ha avvertito quel tremore particolarmente lungo e rotatorio che contraddistingue i terremoti flegrei. “Che botta, fortissima!”, è stato il commento che, con poche varianti, è rimbalzato per diversi minuti sulle piattaforme digitali, raccogliendo migliaia di interazioni e testimonianze da ogni angolo della città. Alcuni istituti scolastici, aperti per l'usuale sabato mattina di attività, hanno prudentemente attivato le procedure di evacuazione, facendo defluire studenti e personale all'esterno degli edifici in attesa di verifiche, una misura che, seppur standard, contribuisce ad alimentare il clima di tensione tra i genitori e i residenti.
Le verifiche in corso e la risposta della macchina dei soccorsi
Immediatamente dopo l'evento sismico, e in parallelo alla diffusione della notizia e della paura tra i cittadini, si è attivata la macchina dei controlli. La Protezione Civile, in stretto raccordo con i vigili del fuoco e le forze dell'ordine locali, ha avviato le ricognizioni sul territorio per accertare eventuali criticità. I primi riscontri, va detto, sembrano escludere danni strutturali gravi a persone o cose, anche se non mancano segnalazioni, peraltro fisiologiche in questi casi, relative alla caduta di oggetti, alla formazione di nuove e sottilissime lesioni in intonaci già provati o allo spostamento di suppellettili all'interno delle abitazioni.
L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dal canto suo, continua a monitorare costantemente l'evolversi del fenomeno, in un'area, quella dei Campi Flegrei, dove la sismicità è in costante aumento ormai da diversi anni a causa del fenomeno del bradisismo ascendente. La sequenza sismica di oggi, con il suo picco di magnitudo 3.5, rappresenta uno degli eventi più energetici degli ultimi tempi, un dato che, inutile nasconderlo, riaccende i riflettori su una situazione di vulcanismo attivo che richiede vigilanza continua e un aggiornamento costante dei piani di evacuazione, strumenti fondamentali per la gestione di un territorio unico al mondo ma estremamente delicato come quello flegreo.




