Bilancio fiscale del governo Meloni, promesse stracciate e realtà
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Redazione Interno
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Il governo Meloni, che aveva promesso di riscrivere le regole del gioco fiscale, di alleggerire le tasse al ceto medio e di cancellare le odiate accise sui carburanti, si trova ora a fare i conti con una legge di Bilancio che lascia dietro di sé solo un elenco di promesse non mantenute. Il taglio delle imposte al ceto medio, tanto atteso, è stato rinviato a data da destinarsi, mentre l'innalzamento del tetto per le partite Iva sotto la flat tax rimane un miraggio.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato la legge di Bilancio per il 2025, che entrerà in vigore dal primo gennaio. Complessivamente, la manovra ammonta a 30 miliardi di euro, dei quali oltre la metà destinati al taglio del cuneo fiscale e all'accorpamento degli scaglioni Irpef, che vengono resi strutturali. Due interventi, questi, rivendicati dalla maggioranza durante la fase di approvazione in Parlamento. Inoltre, oltre sei miliardi di euro sono destinati al pacchetto famiglia, che include il bonus nuovi nati, l'allungamento di un mese del congedo parentale e il bonus mamme esteso alle autonome.
Con 112 voti favorevoli e 67 contrari, l'Aula del Senato ha approvato in via definitiva la manovra 2025 da 30 miliardi di euro, sulla quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. La terza legge di bilancio dell'esecutivo Meloni rende strutturale l'accorpamento delle aliquote Irpef su tre scaglioni: 23% fino a 28mila euro, 35% fino a 50mila euro e 43% oltre i 50mila euro. Si procede anche con il taglio del cuneo fiscale, e la soglia di reddito che permette di ottenerlo sale da 35mila a 40mila euro.
Il Partito Democratico di Orvieto ha espresso profonda preoccupazione per la manovra finanziaria presentata dal Governo Meloni, sottolineando come, in un momento in cui l'Italia necessita di interventi strutturali, le misure adottate tradiscano le aspettative degli italiani.




