Bologna, il killer fugge con due valigie dopo il duplice omicidio: i soldi scomparsi e il giallo della denuncia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le telecamere di piazza dell’Unità catturano l’immagine di Genaro Maffia mentre esce dal palazzo al civico 15, poco dopo le 6 del mattino. Indossa una t-shirt e pantaloncini, ha uno zaino in spalla e trascina due valigie pesanti, come chi si prepara a un viaggio frettoloso. Mezz’ora prima, dall’appartamento all’ultimo piano dove l’uomo, 48 anni, viveva in affitto, erano arrivate urla strazianti e chiamate d’aiuto. I vicini, allarmati, avvertono la polizia, ma quando le volanti arrivano sul posto, Maffia è già lontano.

Quella stessa mattina, prima del massacro, il quarantottenne si era presentato in banca, visibilmente agitato, sostenendo che dal suo conto fossero spariti dei soldi. «Forse mi hanno clonato la carta», aveva detto al direttore, lasciando cadere una frase minacciosa: «Me la pagheranno». Poco dopo, aveva sporto denuncia ai carabinieri per furto contro ignoti, un gesto che ora appare come un tentativo di depistaggio, una sceneggiata per coprire le sue intenzioni.

Le vittime, Luca Gombi e Luca Monaldi, sono state uccise nella loro casa, dove vivevano come coppia. Il movente resta incerto, ma gli investigatori non escludono che dietro il delitto si nasconda una questione economica, legata proprio ai soldi di cui Maffia lamentava la scomparsa. I due uomini, ben noti nella città per il loro impegno sociale, sono stati ritrovati senza vita, segnati da violenze che lasciano pochi dubbi sulla ferocia dell’aggressore.

La sera del 2 giugno, piazza Verdi si è riempita di persone riunite per ricordarli. «Ciao Luca e Luca», hanno scandito in coro i partecipanti al corteo organizzato da Arcigay, Cassero e altre associazioni. Una marcia silenziosa e arrabbiata, che ha attraversato il centro, da via delle Moline a via Rizzoli, trasformando il dolore in una richiesta di giustizia.

Intanto, la caccia all’assassino si sposta in Spagna, dove Maffia è stato individuato e arrestato. L’estradizione, però, non sarà immediata: il mandato di arresto europeo deve passare al vaglio dei giudici iberici, che dovranno verificare la regolarità della procedura. Se tutto andrà secondo i tempi previsti, l’uomo potrebbe essere riportato in Italia entro poche settimane. Ma c’è chi teme intoppi, ritardi legali che potrebbero prolungare l’attesa.

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