Il massacro della coppia di Bologna: la fuga del killer e il giallo dei soldi rubati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le telecamere di piazza dell’Unità, quel mattino del 2 giugno, hanno immortalato l’ultimo movimento di Genaro Maffia prima della fuga. Con uno zaino in spalla e due valigie pesanti, l’uomo è uscito dal civico 15 alle sei, vestito con una t-shirt gialla e pantaloncini, mentre mezz’ora prima, dall’appartamento all’ultimo piano dove viveva in affitto, erano echeggiate urla strazianti. I vicini, allarmati, avevano chiamato il 112, ma ormai era troppo tardi: Luca Gombi e Luca Monaldi, la coppia che lo ospitava, giacevano senza vita, uccisi a coltellate.

Quella stessa mattina, Maffia si era presentato in banca, agitato, sostenendo che dal suo conto fossero spariti dei soldi. «Me la pagheranno», aveva sbottato con il direttore, prima di denunciare una presunta truffa ai carabinieri. Una rabbia che, a posteriori, sembra assumere un significato sinistro. Dopo aver lasciato l’appartamento, aveva raggiunto la stazione dei taxi e, pagando in contanti, si era fatto portare all’aeroporto Marconi, dove aveva acquistato due biglietti aerei: il primo per Madrid, con partenza a mezzogiorno, e poco dopo un altro per Barcellona, in volo già alle 8.45. Una doppia opzione che lascia intendere una fuga frettolosa, forse dettata dalla consapevolezza che il tempo a sua disposizione stava per scadere.

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