"Me la pagheranno": le ossessioni di Maffia e il video della fuga dopo il duplice omicidio
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Redazione Interno
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Bologna, piazza dell’Unità, civico 15. Alle sei precise di lunedì mattina, la telecamera di sorveglianza riprende Gennaro Maffia mentre esce dall’ingresso con passo deciso, una maglietta giallo-arancio addosso e pantaloncini corti, due valigie e uno zaino in spalla. Non corre, ma la sua andatura tradisce la consapevolezza di chi sa di aver poco tempo. Sotto il portico, lo attende un taxi che lo porterà all’aeroporto Marconi. È in quel momento, forse, che crede di essersi lasciato tutto alle spalle. Ma le indagini, già avviate dalla squadra mobile sotto la direzione del pm Tommaso Pierini, stanno ricostruendo un movente che affonda in una lite per ventimila euro, soldi che avrebbero dovuto chiudere in anticipo un contratto d’affitto.
Nello stesso palazzo, fino a poche ore prima, vivevano Luca Gombi, cinquantenne bolognese, e il compagno Luca Monaldi, cinquantaquattrenne originario di Arezzo, uniti civilmente dal 2023. I loro corpi senza vita sono stati scoperti quella stessa mattina, dopo che un acquirente, reduce dalla firma del compromesso, aveva provato invano a contattarli. «Li avevo visti venerdì – ha raccontato – e sembravano sereni». Una serenità che contrasta con il racconto degli zii di Monaldi, raggiunti a Cortona: «Erano venuti da noi poco prima, anche per visitare la tomba dei genitori. Poi, il silenzio».




