Virtus Bologna piega lo Zalgiris e spezza un incantesimo lungo diciannove anni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Serve l’intero atlante anatomico, si diceva, per abbattere certi tabù: il cuore e il cervello, le gambe e il fegato. E soprattutto gli attributi, quelli che non compaiono su nessuna cartella clinica ma che fanno la differenza quando il cronometro scorre inesorabile. È esattamente ciò che la Virtus Bologna ha mostrato, giocandosi ogni grammo del suo carattere, per inchiodare finalmente lo Zalgiris Kaunas sul punteggio di 83 a 79, dopo un digiuno che durava dal lontano 2007. Una vittoria, la decima in Eurolega questa stagione, che riporta il bilanzo in parità e restituisce un sorso d’ossigeno fondamentale nel percorso verso la qualificazione. La partita, un combattimento senza esclusioni di colpi dalla prima all’ultima sirena, è stata decisa nei secondi più crepuscolari, quando i nervi saldi di chi ha il ghiaccio nelle vene hanno prevalso sulla foga di chi tentava un’improbabile rimonta.

Un match sempre sul filo del rasoio

La squadra di Dusko Ivanovic, che aveva costruito un vantaggio di dieci punti nel primo quarto grazie a un Bryant Morgan inizialmente immarcabile, ha visto progressivamente assottigliarsi il proprio margine, complice la reazione ostinata dei lituani. Questi, trascinati da un ottimo Tubelis – autore di 22 punti – e supportati efficacemente da Wright e Williams-Goss, sono riusciti a rimanere costantemente a contatto, sfiorando più volte la completa riagguantata. La Virtus, tuttavia, ha mantenuto saldo il volante della partita, dimostrando quella calma e quella pazienza che il suo allenatore ha poi indicato come chiavi di volta. Il ritorno in campo di Devin Edwards e Alen Smailagic dai rispettivi infortuni ha fornito alla formazione bianconera energia e rotazioni preziose, elementi non secondari in una sfida fisicamente così dispendiosa.

Il finale e l’exploit dei lunettisti

Quando, a otto secondi dalla conclusione, il punteggio era ormai di soli due punti di differenza, il palasport è sembrato trattenere il fiato. È in quei momenti, dove l’esito è appeso al filo sottile di un libero o alla traiettoria di un pallone lanciato da oltre l’arco, che si misura la tempra di una squadra. E la Virtus, in quel frangente, non ha tremato. Prima Marco Spissu, con una tripla pesantissima, aveva allungato di nuovo, poi sono stati Jordan Alston e Devin Edwards, dalla linea del tiro libero, a sigillare il risultato con due coppie di rigori impeccabili, trasformando quel +2 in un più rassicurante +4. Una freddezza esecutiva, quella dei due, che ha chiuso la porta a qualsiasi ulteriore miraggio lituano, premiando un approccio collettivo che aveva visto cinque uomini superare la doppia cifra in punti.

Le parole di Ivanovic e il significato di una vittoria

Dusko Ivanovic, nella conferenza stampa successiva al match, ha tracciato un bilancio soddisfatto, sottolineando come la squadra abbia giocato con grande attenzione difensiva e abbia saputo gestire i momenti di pressione. “Dobbiamo divertirci fino alla fine del torneo”, ha dichiarato l’allenatore serbo, lanciando un messaggio che va oltre la mera partita e che tocca l’aspetto mentale di un percorso lungo e logorante come quello euroleghista. La vittoria, oltre a spezzare un sortilegio statistico, rappresenta infatti un tassello importante per la costruzione di un’identità competitiva solida, capace di resistere agli urti e di crederci fino all’ultimo secondo. Per il pubblico di Bologna, che ha sostenuto la squadra dal primo all’ultimo minuto, la festa è stata doppia: si è celebrato non solo un successo immediato, ma anche la sepoltura di un complesso che durava da quasi due decenni.

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