Petrolio, il Project Freedom e lo stallo a Hormuz: i mercati tremano, Bitcoin arretra
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Non c’è solo il prezzo del greggio a salire, in queste ore, ma anche la posta in gioco geopolitica. Il Wti di giugno, contrattato lunedì mattina a 103,29 dollari al barile, ha registrato un incremento di 1,35 dollari (+1,32%) mentre il Brent spot – quotato a 115,64 dollari – vola addirittura a +3,12% (3,50 dollari in più rispetto alle chiusure precedenti). Eppure, ciò che muove realmente i mercati non è soltanto l’invariata chiusura dello Stretto di Hormuz, di fatto inaccessibile alle normali rotte commerciali, quanto l’annuncio del presidente Trump (che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno, si ricordi) del cosiddetto Project Freedom: un’operazione di scorta militare destinata, nelle intenzioni dichiarate, a riaprire il corridoio marittimo o, nell’eventualità più temuta, a innescare uno scontro diretto con la Guardia rivoluzionaria iraniana.
Una petroliera colpita vicino a Fujairah, la tensione notturna che accende i prezzi
Durante la notte, nelle acque prossime all’emirato di Fujairah – crocevia logistico fondamentale per il rifornimento di greggio nel Golfo Persico – una petroliera è stata colpita; un episodio che, sebbene ancora avvolto da versioni contrastanti sull’autore materiale (con gli analisti che suggeriscono possibili “false flag” senza però poterle provare), ha definitivamente spinto le quotazioni verso l’alto. Non solo idrocarburi, s’intende: sui mercati finanziari la volatilità è schizzata alle stelle per Bitcoin ed Ethereum, scesi rispettivamente del 4% e del 6% in poche ore, con gli investitori istituzionali che hanno dismesso posizioni speculative per rifugiarsi nell’oro nero. La causa immediata, oltre all’attacco notturno, risiede nella notizia – parzialmente confermata da fonti militari non ufficiali – di un tentativo statunitense di forzare il blocco navale iraniano attraverso l’ingresso nello Stretto da parte di una fregata; tentativo respinto, secondo Teheran, che parla di “impedimento riuscito” all’incursione.
Il “Tank Top” – quando lo stoccaggio interno diventa un’arma
C’è un termine tecnico, poco noto al grande pubblico ma molto temuto nelle cancellerie occidentali, che sta facendo capolino nei rapporti riservati: il “Tank Top”. Niente a che vedere con l’indumento estivo, bensì con l’esaurimento della capacità di stoccaggio del petrolio iraniano. Il regime dei Mullah, stretto dal blocco navale imposto proprio dagli Stati Uniti, non può più esportare agevolmente il proprio greggio; ne consegue un accumulo forzato all’interno dei depositi terrestri e galleggianti. Più petrolio resta in patria, senza poter essere venduto, più ci si avvicina al punto di saturazione. Ecco il “Tank Top”: il momento in cui i serbatoi traboccano, costringendo Teheran a ridurre la produzione o, peggio, a subire danni strutturali agli impianti. La strategia americana, con il Project Freedom, mira proprio a intensificare questa pressione – paradossalmente anche rischiando uno scontro militare – per indurre la Repubblica islamica a sedersi a un tavolo di pace.
Gas in rialzo, mercati prudenti: l’incertezza detta l’agenda
Le ripercussioni non si limitano al greggio. Il gas naturale, specchio fedele delle tensioni mediorientali per la vicinanza delle rotte del metano liquefatto, sale a Amsterdam del 3,8%, toccando 47,50 euro al megawattora. Il Wti vola a 106,64 dollari (+4,6%) e il Brent a 113,73 (+5,1%) dopo l’affermazione iraniana – diffusa attraverso i media statali – di aver “impedito l’ingresso a una nave da guerra statunitense”. La prudenza regna sovrana sui listini: nessun operatore vuole esporsi più del necessario, tra uno Stretto che resta chiuso e una scorta militare che potrebbe aprire il fuoco da un momento all’altro. Le criptovalute correggono, i future del petrolio restano elevati, e l’intera architettura dei prezzi energetici occidentali appare sospesa sul filo di una possibile escalation. D’altronde, quando lo stoccaggio diventa un’arma e le petroliere vengono colpite nel sonno, i mercati smettono di scommettere e iniziano a ripararsi.




