Bdm Banca, il Tesoro vicino al recupero dell’esborso
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Redazione Economia
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La partita per BdM Banca, l’ex Popolare di Bari salvata nel 2020 con un intervento pubblico da 1,6 miliardi, entra ora nel vivo con nuove mosse sul fronte degli acquirenti e un quadro competitivo che, va detto, si fa sempre più serrato. Mediocredito Centrale (Mcc), società controllata dal Tesoro attraverso Invitalia, ha confermato di aver ricevuto “alcune manifestazioni d’interesse” per l’istituto, aprendo ufficialmente quella fase di privatizzazione – attesa da mesi negli ambienti finanziari – di una banca ormai risanata e tornata appetibile per il mercato. A porre fine alle voci, sempre più insistenti, circa una possibile vendita è stata una fonte a conoscenza del dossier, la quale ha risposto all’agenzia Radiocor con una secca seppur informale dichiarazione: «Il mercato la vuole, Mediocredito Centrale fa un altro mestiere». Una frase che, nella sua essenziale brutalità, riassume il cambio di passo rispetto al 2020, quando l’istituto pugliese era sull’orlo del collasso.
L’ex Popolare di Bari torna sul mercato, Mcc pronto a vendere
Sotto la cura dell’azionista Mcc e dell’amministratore delegato Cristiano Carrus, la banca barese è tornata a produrre utili (31,8 milioni lo scorso anno) a livelli superiori rispetto alla gestione precedente, quella caratterizzata dall’influenza della famiglia Jacobini. Fu proprio quella gestione, ricordiamolo, a finire con il commissariamento e con un salvataggio gestito da Invitalia tramite la propria controllata, senza dimenticare il contributo decisivo del Fitd. Oggi, però, il quadro è radicalmente mutato: BdM Banca, ormai principale banca del Mezzogiorno con oltre 200 sportelli, attira l’attenzione di alcuni istituti – tra i quali, secondo quanto circola in ambienti non ufficiali, sarebbero in pole position Iccrea e Credem – sebbene Mcc non abbia ancora ufficializzato i nomi dei potenziali compratori.
Bdm Banca, interesse di alcuni istituti: sindacati in allerta
A valle del comunicato stampa odierno di Mcc, le organizzazioni sindacali hanno reso noto di essere state informate dalla Capogruppo circa la presenza di manifestazioni d’interesse attive, seppur senza l’identificazione pubblica degli istituti coinvolti. Nella stessa nota, Mcc conferma che a breve sarà aperta la data room per consentire il deposito delle offerte; i sindacati, dal canto loro, assicurano che verranno tempestivamente aggiornati sull’evolversi della procedura. Un atteggiamento, questo, che tradisce una certa cautela da parte delle rappresentanze dei lavoratori, le quali temono possibili ripercussioni occupazionali o stravolgimenti strategici qualora la banca finisse in mani distanti dal territorio.
Il Polo bancario meridionale al bivio tra successo strepitoso o ennesimo scippo al Sud
C’è però una questione di fondo, che va al di là dei nomi dei pretendenti. La parola “vendere” – attribuita all’operazione di uscita dello Stato dal ginepraio bancario originato dall’intervento nella Popolare di Bari – suona male a molti osservatori, e non per un vezzo linguistico. Lo Stato, lo dice l’articolo 47 della Costituzione, non compera o vende banche come se fossero merci; esso svolge piuttosto un ruolo di tutela del risparmio nazionale e di garanzia del buon funzionamento del sistema del credito. Niente altro. Di conseguenza, l’obiettivo dell’azionista pubblico non può che essere uno: recuperare le somme spese dal contribuente per effettuare quell’operazione di salvataggio, senza perdere né guadagnare. Un’uscita, quella dello Stato, che si completa proprio restituendo la banca al mercato, a chi saprà gestirla senza la rete di protezione pubblica. E in questo passaggio, delicatissimo, si gioca la credibilità di un intervento che molti, all’epoca, definirono necessario ma opaco.




