G8 di Genova 2001, il corteo per i 25 anni tra memoria e contestazione
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Redazione Interno
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Si è concluso a Genova il corteo nazionale organizzato nel venticinquesimo anniversario del G8 del 2001. La manifestazione, aperta dallo striscione 'Don’t clean up this blood', ha attraversato i luoghi simbolo di quelle giornate, dalla scuola Diaz fino a piazza De Ferrari, sede del vertice dei Grandi nel 2001. Tra i momenti più significativi il passaggio in piazza Alimonda, dove i manifestanti hanno deposto fiori e due estintori accanto alla targa dedicata a Carlo Giuliani.
Il corteo e i luoghi simbolo
Il corteo, al quale hanno preso parte almeno tremila persone secondo le prime stime, è partito nel pomeriggio da piazza Alimonda, ribattezzata dai collettivi 'Piazza Carlo Giuliani' in ricordo del giovane manifestante ucciso il 20 luglio 2001. Un precorteo era partito in precedenza dalla scuola Diaz, dove gli attivisti del Genoa Social Forum subirono una brutale irruzione da parte delle forze dell'ordine.
La manifestazione, promossa da una rete di movimenti, collettivi e associazioni, ha attraversato via Odessa, via Tolemaide, piazza Verdi, via Fiume e via XX Settembre per concludersi in piazza De Ferrari.
Il ricordo di Carlo Giuliani
Il momento più toccante della giornata si è consumato in piazza Alimonda, esattamente nel punto in cui Carlo Giuliani perse la vita. I manifestanti hanno deposto fiori e due estintori sulla stele che lo ricorda. L'estintore è lo stesso oggetto che il giovane di 23 anni aveva tra le mani prima di essere raggiunto da un colpo di pistola del carabiniere Mario Placanica. “Siamo tutti Carlo Giuliani” e “Carlo è vivo e lotta insieme a noi”, i cori che hanno accompagnato l'arrivo della manifestazione nella piazza.
La targa con la scritta 'Carlo Giuliani ragazzo' è stata cosparsa di fiori.
La manifestazione e il messaggio politico
Il corteo, che ha visto un mix generazionale di partecipanti tra giovani e reduci delle proteste del 2001, non si è limitato a una semplice commemorazione. Gli organizzatori hanno sottolineato che l'iniziativa rappresenta l'avvio di una nuova fase di mobilitazione su temi come l'antifascismo, l'opposizione alle guerre e al neoliberismo, con particolare attenzione ai conflitti in Medio Oriente. Tra gli striscioni esposti durante la manifestazione, ha attirato l'attenzione uno striscione nero con la scritta “Trump, Vannacci, sucate”.
Nel percorso, il corteo ha anche effettuato una simbolica “denazificazione” davanti alla sede di CasaPound in via Montevideo, dove i manifestanti hanno posto un muro di cartongesso con la scritta “zona denazificata”.
Il contesto giudiziario e la ferita aperta
La morte di Carlo Giuliani è solo uno degli episodi che segnarono il G8 di Genova, considerato da Amnesty International “la più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un Paese occidentale nel secondo dopoguerra”. Il giovane manifestante fu ucciso da un colpo di pistola esploso dal carabiniere Mario Placanica, che all'epoca aveva 20 anni ed era in servizio da meno di un anno. Placanica, oggi 45enne, fu indagato per omicidio ma venne prosciolto per uso legittimo di armi e legittima difesa.
In un'intervista rilasciata in questi giorni, Placanica ha dichiarato di essere un uomo distrutto dalla vita: “Ho il cervello morto, se sto in silenzio non ho un pensiero”. L'ex carabiniere, che ha lasciato l'Arma nel 2005 per cause di servizio legate a disturbi dell'ansia, vive oggi in Calabria, è disoccupato e percepisce una pensione di invalidità. “Un po' sono morto anch'io quel giorno”, ha detto, aggiungendo di essere stato “abbandonato come un cane alla mia solitudine” dalle forze dell'ordine.
Le indagini sulla morte di Carlo Giuliani vennero archiviate nel 2003. Il comitato 'Piazza Carlo Giuliani', di cui fanno parte i familiari, ha sempre contestato la ricostruzione ufficiale secondo cui il proiettile sarebbe stato deviato dopo aver colpito un oggetto duro. Placanica stesso, pur ritenendo credibile quella versione, ha affermato di avere ancora interrogativi irrisolti: “I carabinieri, ne sono convinto, mi hanno nascosto molte cose”.




