Trump: «Nato tigre di carta». E Londra autorizza le basi per gli attacchi a Hormuz
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Redazione Esteri
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Non c’è solo la guerra sul campo, tra gli attacchi israeliani a Teheran e le risposte iraniane che hanno coinvolto ormai Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, a tenere banco nello scenario mediorientale. C’è anche, e forse soprattutto, una guerra diplomatica che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di scatenare contro i propri alleati storici. L’ultima bordata arriva dal suo social network, Truth, dove il capo della Casa Bianca ha definito l’Alleanza Atlantica – quella che senza gli Stati Uniti, scrive testualmente, è “una tigre di carta” – un’accozzaglia di “codardi”. L’accusa, mossa a pochi giorni dal ventunesimo anniversario dell’inizio del conflitto, è quella di aver voltato le spalle alla missione congiunta per riaprire lo Stretto di Hormuz, il cui blocco de facto da parte di Teheran sta strozzando il commercio mondiale di petrolio e, di riflesso, le economie occidentali.
Il nodo, per Trump, è di una semplicità quasi disarmante: gli alleati europei, che pure beneficiano della stabilità garantita dagli Stati Uniti, non sono disposti a sporcarsi le mani per proteggere una rotta vitale. “Non volevano unirsi alla lotta per fermare un Iran con armi nucleari”, ha ribadito il presidente, sottolineando come ora che il conflitto sia “militarmente vinto” e il pericolo per loro sia “molto limitato”, si limitino a lamentarsi dei rincari del petrolio senza voler contribuire a quella che lui definisce una “semplice manovra militare” per liberare il passaggio. Una posizione, la sua, che arriva mentre il governo britannico di Keir Starmer, in una riunione odierna, ha deciso di ampliare il raggio d’azione concesso agli americani. Se in precedenza l’uso delle basi di Sua Maestà era limitato a operazioni difensive per intercettare missili diretti contro interessi britannici, ora il via libera si estende ufficialmente agli attacchi contro obiettivi iraniani che minacciano le navi nello Stretto di Hormuz.
Sul terreno, intanto, la situazione continua a subire accelerazioni improvvise. Israele ha lanciato una nuova ondata di attacchi durante la notte, colpendo obiettivi nel cuore di Teheran – un’escalation che l’Idf ha definito mirata alle “infrastrutture del regime terrorista”. La risposta iraniana, prevedibile, ha allargato il fronte: fonti ufficiali confermano che l’Arabia Saudita ha abbattuto droni sul proprio territorio, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno cominciato a rispondere al fuoco, segno che il conflitto sta ormai tracimando ben oltre i confini persiani. A complicare ulteriormente il quadro c’è la conferma che l’Europa non intende inviare missioni militari dirette nello Stretto, lasciando agli Stati Uniti e ai partner regionali l’onere della sicurezza. Un atteggiamento che Trump stigmatizza come sintomo di una Nato ormai incapace di agire se non sotto la protezione americana: “Li abbiamo aiutati tanto, ora vediamo se aiuteranno noi. Ne dubito”, ha fatto sapere il presidente in un’intervista al Financial Times.
A fare le spese di questa paralisi internazionale non sono solo le cancellerie, ma anche l’economia reale. Il blocco navale nello Stretto di Hormuz ha creato una morsa logistica che sta soffocando le filiere produttive a migliaia di chilometri di distanza. L’esempio più tangibile in Italia arriva dalla Lago Group, l’azienda padovana specializzata in prodotti dolciari: a causa del protrarsi delle tensioni, cinque container carichi di wafer e biscotti restano fermi in mare – due erano potenzialmente pronti a salpare, altrettanti sono stati costretti a rientrare nei porti di partenza, mentre ventitré sono accantonati in stock per un valore complessivo che sfiora il milione di euro. Una situazione, spiegano dalla società, aggravata dalla difficoltà di tracciare le navi – spesso costrette a viaggiare con i trasponder spenti per evitare di diventare bersagli – e dal raddoppio dei costi di trasporto marittimo, con tariffe assicurative ormai inesistenti e alternative via terra che risultano proibitivamente costose.




