Generali, utile record a 4,3 miliardi e Donnet apre alla sostituzione di Axa nell’alleanza con Mps

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Archiviato un 2025 da record, il primo anno del nuovo piano strategico, il consiglio di amministrazione di Generali ha approvato un bilancio che segna un aumento dell’utile normalizzato del 14,5%, portandolo a 4,3 miliardi di euro. Un risultato operativo senza precedenti, superiore agli 8 miliardi, che ha consentito al gruppo guidato da Philippe Donnet di proporre un dividendo in crescita del 14,7%, fissato a 1,64 euro per azione, per una distribuzione complessiva che si aggira intorno ai 2,4 miliardi, a cui si aggiunge un nuovo buyback da 500 milioni. È in questo contesto di solidità finanziaria che il manager francese, con un passato da mediano di rugby e un approccio che qualcuno definisce zen, maturato negli anni giapponesi in Axa, ha delineato le possibili traiettorie future del Leone di Trieste, soffermandosi in particolare sugli assetti della bancassurance e della gestione del risparmio.

Il risiko bancario e il possibile ritorno del risparmio italiano

La scena finanziaria italiana, va ricordato, è in piena evoluzione a seguito dell’approvazione del progetto di fusione che vedrà Mediobanca confluire in Banca Monte dei Paschi di Siena, un’operazione che, una volta a regime, porterà l’istituto senese a detenere, seppur indirettamente, una partecipazione rilevante nel capitale di Generali, pari al 13,2%. È in questo quadro che Donnet, commentando i risultati con la stampa, ha lanciato un segnale chiaro e inequivocabile, mostrandosi pronto a cogliere le opportunità che potrebbero scaturire dal nuovo corso. «Forse saremmo un candidato per sostituire la compagnia francese Axa nell’alleanza con il Monte dei Paschi», ha dichiarato il ceo, riferendosi all’accordo di bancassurance in scadenza nel 2027. Un’operazione, questa, che consentirebbe di «rimpatriare il risparmio italiano» attualmente gestito da Axa, la quale ha ceduto la sua attività di asset management a Bnp Paribas. La decisione finale, ha tenuto a precisare Donnet, non spetta ovviamente a Generali, ma la disponibilità al tavolo delle trattative è stata palesata senza riserve.

Una piattaforma globale nell’asset management e il fronte Unicredit

Lo sguardo del management, però, non si ferma ai confini nazionali né a un singolo accordo. La strategia di lungo periodo, come spiegato da Donnet, punta a realizzare «una piattaforma globale nell’asset management e controllarla». Un obiettivo ambizioso per il quale il gruppo è pronto a dialogare con tutti i potenziali partner, in Italia come all’estero, che possano contribuire a questo disegno. Messa da parte l’ipotesi di un’alleanza con il colosso francese Natixis, che avrebbe portato alla creazione di un polo paneuropeo del risparmio gestito, l’attenzione si è spostata su altre possibili sinergie. Tra queste, un rafforzamento della collaborazione con Unicredit, con cui già esiste un accordo di bancassurance per la distribuzione di prodotti nei mercati dell’Europa centrale e dell’Est. «Se c’è la possibilità di ampliare la cooperazione industriale», ha aggiunto Donnet, «anche qui c’è la nostra disponibilità», confermando la volontà di esplorare tutte le vie per accrescere le masse gestite, che hanno già toccato quota 900 miliardi, di cui 384 miliardi riferibili a parti terze.

Numeri da record e la sfida dei colossi americani

Alla base di queste ambizioni, come accennato, ci sono i conti del 2025 che mostrano una raccolta premi ormai prossima ai 100 miliardi, trainata dalla crescita del segmento danni. La solidità patrimoniale e la redditività record costituiscono, nelle parole del ceo, «una base solida per alimentare la crescita futura». Una crescita che, per Donnet, non può prescindere dal mantenimento del controllo sulla piattaforma industriale, in un contesto europeo in cui è necessario creare campioni in grado di competere con i giganti statunitensi della gestione del risparmio, specialmente in settori strategici come la previdenza complementare. La partita, insomma, si gioca su più tavoli: da un lato la riorganizzazione del sistema bancario italiano che ridisegna la mappa degli azionamenti, con Mps che attraverso Mediobanca diventa un socio di riferimento; dall’altro la ricerca di accordi industriali che possano accrescere la competitività del gruppo, senza cedere il controllo, in un mercato globale dominato da player di dimensioni ben superiori.

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