Dieci anni senza Umberto Eco, il mondo si prepara a rompere il silenzio con una maratona di 24 ore
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Cadrà esattamente il 19 febbraio 2026, e per la precisione allo scoccare del decimo anniversario dalla scomparsa di Umberto Eco, quel velo di silenzio che lui stesso aveva chiesto di stendere sulla sua memoria. Una richiesta, quella contenuta nel testamento, che aveva del paradossale per un uomo la cui vita è stata un ininterrotto esercizio di dialogo con il mondo: niente convegni, niente celebrazioni pubbliche, niente cerimonie accademiche per un decennio intero. Un lasso di tempo che qualcuno interpretò come l’ultima, geniale provocazione dell’intellettuale per sottrarsi alla macchina talvolta impietosa dell’agiografia postuma, a quelle "frotte di amici, estimatori, giovani in cerca di fama" pronti a rifriggere il già detto, come lui stesso aveva profeticamente scritto in una delle sue Bustine di Minerva -1. E così è stato, almeno nei termini formali: la città di Alessandria, che gli diede i natali nel 1932, ha rispettato la consegna, così come Bologna, la sua città elettiva, dove ha fondato il DAMS e insegnato per decenni, ha evitato celebrazioni istituzionali, limitandosi a intitolargli uno spazio, la piazza coperta di Salaborsa, pochi mesi dopo la morte, in un gesto che apparve più un affettuoso saluto che una violazione della clausola -6-8.
Ora che il termine è giunto al suo naturale compimento, l’orologio della memoria collettiva riprende a scandire le ore, e lo fa nel modo forse più appropriato all’eredità di un semiologo che ha costruito ponti tra la cultura di massa e la più alta speculazione accademica. L’iniziativa, battezzata "Eco Eco Eco - A World-Wide Talk for Umberto", si preannuncia come un evento globale di proporzioni inedite: una maratona di ventiquattr’ore in diretta streaming, in programma dalle 12 del 18 febbraio alle 12 del 19 febbraio, che attraverserà tutti i fusi orari del pianeta per raccogliere voci, testimonianze, riflessioni e ricordi -2-5. Non poteva esserci epilogo più calzante per un autore tradotto in decine di lingue, le cui opere – dal Nome della rosa con i suoi cinquantamilioni di lettori ai saggi sulla semiotica – hanno letteralmente fatto il giro del mondo, che quello di un coro di voci provenienti da ogni angolo, da Bangkok a Nairobi, da Seul a Città del Messico, da Pretoria ad Anchorage, tutte riunite attorno a un’unica, ideale figura -3.
Il via ideale sarà dato dall’isola di Taveuni, nell’arcipelago delle Figi, un luogo che non è stato scelto a caso: è lì che il 180° meridiano separa l’oggi dal domani, ed è lì che Umberto Eco ambientò buona parte della trama del suo Isola del giorno prima -7. Un espediente narrativo che diventa, nella volontà degli organizzatori della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni, il simbolo di una memoria che non è mai statica, ma che viaggia continuamente avanti e indietro nel tempo, rinnovandosi a ogni nuovo sguardo. E gli sguardi, in questo caso, saranno quelli di un mosaico umano eterogeneo e affascinante: ci saranno i grandi nomi della cultura internazionale come Luciano Canfora, lo scrittore israeliano Eshkol Nevo, il fumettista Milo Manara, il filosofo Maurizio Ferraris, l’ex direttrice dell’Unesco Irina Bokova, e ancora Roberto Saviano, Beppe Severgnini e molti altri -3-5. Ma la particolarità dell’evento risiede proprio nella sua apertura, nella volontà di coinvolgere quella che fu la sua "comunità" più ampia: lettori, studenti, traduttori, semplici appassionati, che hanno potuto inviare i propri contributi video per diventare parte attiva di questo flusso corale, trasformando di fatto l’opera aperta di Eco in un meccanismo ancora in funzione -5.




