La lunga marcia delle petroliere fantasma verso la bandiera russa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crescente pressione esercitata dalle marine militari e dalle autorità giudiziarie di Stati Uniti, Regno Unito e Francia, un’azione che si è intensificata a partire dal mese di dicembre con abbordaggi e sequestri in alto mare, sta producendo un effetto controintuitivo ma, a ben vedere, prevedibile, sulla composizione della cosiddetta flotta ombra che trasporta il greggio sanzionato della Federazione Russa. Invece di ridurre la capacità di Mosca di esportare petrolio eludendo il tetto al prezzo imposto dal G7 e le successive restrizioni, le interdizioni stanno accelerando un processo di riassetto della logistica navale russa: secondo le analisi della società di intelligence marittima Windward, almeno centoventi petroliere, attivamente impiegate nel commercio di idrocarburi e attualmente battenti bandiere di comodo o registri palesemente fraudolenti, sono destinate a passare sotto la bandiera della Federazione Russa nei prossimi mesi. Si tratta di una migrazione di massa che, di fatto, trasferisce la protezione giuridica di queste navi – molte delle quali sono di proprietà effettiva della compagnia statale russa Sovcomflot – direttamente sotto l’egida del Cremlino, offrendo loro quella copertura legale che il diritto del mare garantisce alle imbarcazioni provviste di una nazionalità certa -2.

Il fenomeno, lungi dall’essere una mera proiezione statistica, è già in atto da mesi. I dati raccolti da Windward e da altri osservatori del settore, come Clarksons Research, fotografano un trend in forte accelerazione: da maggio del 2025, quasi settanta navi cisterna hanno già issato la bandiera russa, abbandonando registri precedenti. Di queste, una quarantina ha compiuto il cambio proprio dopo l’inizio, nel dicembre scorso, della campagna di controlli e sequestri coordinata dalle tre potenze occidentali. Solo nell’ultima settimana, unità come la Akkord, la Saga e la Topaz – per citare alcuni nominativi – sono state ricondotte al registro di Mosca dopo aver navigato per mesi con coperture fittizie. Questa corsa al ri-registro rappresenta una risposta diretta alla vulnerabilità in cui queste navi si sono trovate dopo essere state cancellate da registri “lassisti” – come quelli di Botswana, Guyana, Guinea o Madagascar – che, sotto la pressione diplomatica e finanziaria occidentale, hanno dovuto prendere le distanze dai tanker sanzionati, lasciandoli di fatto apolidi e quindi facili prede per gli abbordaggi in acque internazionali -2 -8.

Un nuovo hub della Royal Navy per la caccia in mare del Nord

Proprio mentre la flotta ombra cerca scudo sotto la bandiera della Federazione, le contromisure occidentali si fanno più strutturate e organizzate. Nel Regno Unito, la Royal Navy sta procedendo alla conversione della HMS Calliope, un centro di addestramento della riserva situato a Gateshead, sulla costa nord-orientale inglese, in un hub di comando operativo permanente. La missione principale di questa nuova base, la cui creazione era stata anticipata da fonti del ministero della Difesa britannico, sarà quella di intensificare la sorveglianza e il contrasto ai movimenti sospetti delle petroliere e delle navi metaniere che riforniscono le casse del Cremlino. L’iniziativa, riportata dal Sunday Times e poi confermata da varie agenzie, prevede l’impiego di motovedette senza equipaggio, pilotate a distanza e capaci di operare per centinaia di chilometri nel Mare del Nord e nel Canale della Manica, per identificare e seguire le imbarcazioni che navigano con i transponder spenti o con dati di localizzazione falsificati -3 -6 -10.

Questo nuovo centro operativo, che rappresenta un salto di qualità nella strategia di interdizione, avrà il compito di rendere sistematica la raccolta di intelligence e, potenzialmente, di coordinare le operazioni di abbordaggio. Fonti della difesa citate dalla stampa britannica non escludono il ricorso allo Special Boat Service (SBS), l’unità d’élite delle forze speciali marine, per le operazioni più delicate. Tuttavia, emerge anche una complessità logistica e finanziaria non trascurabile: il fermo e il successivo mantenimento di una petroliera sequestrata comportano costi milionari, una spesa che il governo di Londra starebbe valutando di compensare attraverso la vendita dei carichi di petrolio confiscati, un’ipotesi che prevederebbe di destinare il ricavato a sostegno dell’Ucraina. Una mossa, quest’ultima, che aggiungerebbe un ulteriore elemento di tensione economica e legale a uno scontro che si gioca ormai su più tavoli -6 -10.

La risposta russa e il nodo del ventesimo pacchetto di sanzioni Ue

La risposta di Mosca a questa crescente pressione non si limita alla ri-registrazione delle sue navi civili. Secondo quanto monitorato dalla NATO, la Russia ha iniziato a scortare i suoi convogli commerciali più sensibili con unità della flotta militare, inviando navi della Flotta del Baltico e cacciatorpediniere della Flotta del Nord a pattugliare le rotte del Canale della Manica e degli stretti danesi, quasi a voler stabilire una presenza dissuasiva a protezione del suo traffico petrolifero. Un chiaro segnale che il confronto si sta spostando sempre più verso acque internazionali ad alta densità di traffico, con il rischio intrinseco di incidenti o scontri -10.

Lo scenario, inoltre, potrebbe aggravarsi ulteriormente con l’imminente adozione del ventesimo pacchetto di sanzioni da parte dell’Unione Europea. La proposta attualmente in discussione a Bruxelles, frutto di consultazioni con l’amministrazione Trump – tornato alla Casa Bianca con una politica estera improntata alla massima pressione –, prevede l’abolizione del meccanismo del tetto al prezzo del greggio, sostituendolo con un divieto totale e incondizionato ai servizi marittimi legati alle esportazioni di petrolio russo. Se approvato, questo giro di vite eliminerebbe ogni zona grigia, costringendo Mosca a dipendere quasi esclusivamente dalla sua flotta oscura. Un’eventualità, questa, che gli esperti del broker petrolifero Poten & Partners definiscono come una pressione aggiuntiva significativa sul Cremlino, proprio mentre quest’ultimo tenta di ricondurre sotto il proprio controllo formale il maggior numero possibile di scafi, in una gara contro il tempo per metterli al riparo da sequestri e azioni legali -2 -9.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.