"Belve crime" debutta con l'intervista a Massimo Bossetti e il racconto di Eva Mikula, la "dark lady" della Uno bianca

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Francesca Fagnani riparte con Belve Crime, lo spin-off del suo programma dedicato ai casi più oscuri della cronaca nera italiana. La prima puntata, andata in onda martedì 10 giugno su Rai 2, ha acceso i riflettori su due storie distinte ma ugualmente emblematiche: quella di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, e quella di Eva Mikula, legata a uno dei membri della banda della Uno bianca.

Bossetti, muratore di Mapello, ha sempre proclamato la propria innocenza, trovando nella moglie Marita Comi una sostenitrice incondizionata. La donna, che ancora vive nella casa dove la famiglia si è disgregata sotto il peso della condanna, non ha mai abbandonato la battaglia legale, alimentando un dibattito che divide l’opinione pubblica da oltre un decennio. L’intervista, sebbene non abbia svelato elementi nuovi, ha riportato alla luce le contraddizioni di un processo costruito su prove circostanziali, tra cui il controverso riscontro del DNA.

Diverso, ma ugualmente carico di pathos, il racconto di Eva Mikula, definita la "dark lady" della Uno bianca. La donna, oggi cinquantenne, fu per due anni compagna di Fabio Savi, uno dei fratelli che, insieme a Marco e a Michele, seminò il terrore tra Emilia-Romagna e Marche con una scia di sangue lunga sette anni. Ventiquattro morti, centoquattordici feriti: un bilancio che ancora oggi pesa come un macigno sulla memoria collettiva. Mikula, accusata all’epoca di aver avuto un ruolo ambiguo – se non di vero e proprio spionaggio – ha mantenuto nel tempo un profilo riservato, rendendo la sua testimonianza un evento mediatico.

La scelta di accostare due vicende così lontane nel tempo e nelle dinamiche risponde alla logica del true crime, genere che ormai domina l’intrattenimento televisivo: non solo ricostruire i fatti, ma scavare nelle psicologie, nelle zone d’ombra, in ciò che i tribunali non hanno mai chiarito del tutto. Belve Crime, evitando toni sensazionalistici, punta a mantenere un approccio asciutto, lasciando che siano le interviste – e i silenzi tra le parole – a parlare.

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