Eva Mikula, la donna che contribuì a far cadere la Uno bianca, a "Belve Crime"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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"Non mi sono mai sentita la 'donna del killer'. Nell'ultima parte della convivenza con Fabio mi sentivo sequestrata, lui mi aveva persino preso il passaporto". A trent’anni di distanza, Eva Mikula ripercorre la sua storia con Fabio Savi, uno dei fondatori della banda della Uno bianca, nel primo episodio di Belve Crime, lo spin-off del talk di Francesca Fagnani in onda su Rai 2 il 10 giugno.
Nata in Ungheria e trasferitasi in Italia negli anni '90, Mikula fu legata per due anni a Savi, all’epoca già coinvolto nelle attività criminali del gruppo che tra il 1987 e il 1994 terrorizzò l’Emilia-Romagna e le Marche con una scia di sangue: 24 omicidi, 114 feriti e una serie di rapine a mano armata caratterizzate da una violenza inaudita. La banda, composta dai fratelli Savi e da altri criminali, colpiva con meticolosa ferocia, lasciando dietro di sé un’eredità di paura.
Quello che Mikula racconta oggi, però, non è solo la cronaca di un rapporto con un assassino, ma il ritratto di una relazione sempre più opprimente. "Mi aveva isolata da tutti", ha spiegato, sottolineando come Savi le avesse persino sottratto i documenti per impedirle di fuggire. Fu proprio la sua testimonianza, insieme a una soffiata anonima, a contribuire in modo decisivo all’arresto della banda nel 1994, dopo anni di indagini fallimentari.
Oggi, a quasi cinquant’anni, Eva Mikula vive lontana dai riflettori, ma le accuse e i sospetti che l’hanno perseguitata per decenni non si sono mai placati. Definita da alcuni la "dark lady" della Uno bianca, è stata spesso oggetto di illazioni sul suo presunto coinvolgimento nelle attività criminali del gruppo, ipotesi mai confermate dalle indagini.




