Eva Mikula e la banda della Uno Bianca: i familiari delle vittime respingono le sue parole

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre si prepara a comparire a Belve Crime, il nuovo programma di Francesca Fagnani in onda su Rai 2, Eva Mikula torna a far discutere per le sue dichiarazioni. La donna, che negli anni Novanta fu legata sentimentalmente a Fabio Savi – uno dei tre fratelli della banda della Uno Bianca – ha affermato di attendere ancora "le scuse dei familiari delle vittime", accusandoli di averla insultata per decenni e di averla spinta, con le loro parole, a un passo dal suicidio.

Quelle parole, però, sono state respinte senza mezzi termini dai parenti di chi perse la vita durante la furia criminale del gruppo, attivo tra il 1987 e il 1994 con un bilancio di 24 morti e 114 feriti. "Le nostre scuse? Sarebbe il mondo al contrario", ha ribattuto uno di loro, sottolineando come Mikula non sia mai stata offesa direttamente. La posizione della donna, del resto, è da sempre controversa: molti la considerano una figura ambigua, se non una complice, vista la sua presenza accanto a Savi al momento dell’arresto.

La puntata di Belve Crime – che oltre a Mikula vedrà ospiti come Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio – riaccenderà i riflettori su una delle pagine più buie della criminalità italiana. Quella della Uno Bianca, un’organizzazione che seminò terrore tra Emilia-Romagna e Lombardia con rapine e aggressioni brutali, lasciando cicatrici ancora aperte.

Quello che emerge, al di là delle dichiarazioni, è un conflitto irrisolto tra chi cerca una rilettura del proprio ruolo e chi, invece, non è disposto a concedere spazio a nessuna forma di riabilitazione. Mikula, che oggi ha 49 anni, insiste nel definirsi vittima, ma per molti resta un enigma: una presenza ingombrante in una storia in cui il dolore delle famiglie non ha mai trovato vera giustizia.

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