Guerra Iran-USA, petroliera in fiamme a Hormuz: cresce la tensione
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Redazione Esteri
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La guerra tra Iran e USA continua ad alimentare gli attacchi al traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, dove una superpetroliera con una capacità di 2,5 milioni di barili è stata colpita e ha preso fuoco. L'episodio, avvenuto il 1° ottobre, è stato denunciato dall'agenzia iraniana Fars, che ha citato fonti locali. Negli ultimi giorni altri incidenti hanno coinvolto navi commerciali nel Golfo Persico, mentre le tensioni si estendono alla Cisgiordania e allo Yemen.
La superpetroliera colpita vicino all'Oman e gli allarmi britannici
Secondo la ricostruzione diffusa da Fars, la nave si trovava a circa 8 chilometri dalla costa dell'Oman e stava attraversando lo stretto lungo una rotta definita «non autorizzata» dalle fonti iraniane. L'agenzia non ha identificato la bandiera dell'imbarcazione né attribuito l'attacco a un responsabile. La segnalazione è stata accompagnata da un avviso della United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), l'organismo britannico che monitora la sicurezza della navigazione commerciale nell'area. Il servizio ha riferito di una petroliera raggiunta da un proiettile di origine sconosciuta, con un incendio a bordo, precisando che l'equipaggio risultava al sicuro. Non erano ancora accertate le conseguenze ambientali di quell'incidente.
Il monitoraggio britannico ha successivamente registrato altri attacchi, compreso quello del 4 ottobre contro una nave la cui sala macchine ha subito danni dopo l'impatto con un proiettile non identificato. In quel caso non sono state segnalate conseguenze per i marittimi né fuoriuscite inquinanti. Un episodio più grave è stato denunciato il 7 ottobre a nord del Qatar, dove una petroliera è stata raggiunta da diversi proiettili e sono state segnalate vittime. Le autorità marittime hanno avviato accertamenti sulle circostanze degli incidenti, raccomandando ai comandanti delle imbarcazioni di prestare particolare attenzione durante il transito.
Il traffico petrolifero diminuisce mentre Washington valuta nuovi raid
La sequenza di attacchi ha inciso direttamente sulla circolazione delle navi. Secondo i dati sul trasporto marittimo riportati da Reuters, il 6 ottobre soltanto sette imbarcazioni adibite al trasporto di materie prime hanno attraversato Hormuz, il livello più basso dal 23 luglio. Il flusso di greggio è sceso a 10,1 milioni di barili giornalieri, circa il 74% dei volumi precedenti alla guerra. Le esportazioni attraverso rotte alternative nel Golfo dell'Oman e nel Mar Rosso hanno tuttavia compensato una parte delle perdite, consentendo alla produzione destinata ai mercati internazionali di mantenere volumi complessivi vicini a quelli precedenti al conflitto.
Le ripercussioni si sono fatte sentire anche sui mercati energetici, con il Brent risalito oltre i 100 dollari al barile. Sul piano militare, Axios ha riferito che il Pentagono ha impartito al Comando centrale statunitense istruzioni per prepararsi a possibili nuove operazioni contro obiettivi iraniani. Non risulta tuttavia una decisione definitiva del presidente Donald Trump sull'avvio dei bombardamenti. Le ipotesi esaminate a Washington comprendono interventi contro infrastrutture energetiche, installazioni militari e siti legati al programma nucleare di Teheran.
Il confronto diplomatico riguarda soprattutto le condizioni necessarie per ristabilire la navigazione. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato il 4 ottobre che le proposte americane continuano a concentrarsi sulla questione nucleare, riproponendo sostanzialmente posizioni già espresse da Washington. Il governo iraniano considera invece prioritario il controllo della rotta marittima e chiede la cessazione delle interferenze sul commercio nazionale, delle sanzioni e delle altre misure considerate ostili. Il negoziato si inserisce nel conflitto iniziato il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran.
Cisgiordania e Yemen, nuove vittime e attacchi nella regione
In Cisgiordania, il 1° ottobre, il palestinese Mashhour Shaher Yassin, di 51 anni, è stato ucciso durante un assalto di coloni israeliani al villaggio di Yasuf, nel distretto di Salfit. L'agenzia palestinese Wafa ha riferito che l'uomo è morto per le ferite provocate da colpi d'arma da fuoco. Nell'attacco sono rimasti feriti anche altri residenti. Le forze israeliane hanno effettuato arresti e, secondo la ricostruzione palestinese, hanno ostacolato l'intervento dei soccorritori bloccando un'ambulanza. Il ministero degli Esteri palestinese ha condannato l'accaduto, accusando i coloni di agire con il sostegno dei militari israeliani e chiedendo misure internazionali contro i responsabili delle violenze.
Un ulteriore fronte di scontro interessa lo Yemen, dove gli Houthi hanno denunciato bombardamenti sauditi contro la capitale Sana'a. Il gruppo armato, sostenuto dall'Iran, ha intensificato anche le proprie operazioni contro l'Arabia Saudita, rivendicando attacchi contro gli aeroporti di Riyadh e Abha. Secondo le notizie diffuse il 7 ottobre, queste operazioni hanno provocato tre morti e decine di feriti. Le autorità saudite hanno annunciato l'intercettazione di un missile e la distruzione di una piattaforma di lancio. L'escalation è accompagnata da nuove operazioni delle forze governative yemenite contro le posizioni degli insorti, dopo la ripresa dei combattimenti nelle aree strategiche vicine a Taiz e alla costa del Mar Rosso.
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