Mondiali, l’Italia sfida la Bosnia nella capitale europea dello smog

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Martedì 31 marzo, con calcio d’inizio fissato alle 20:45, la Nazionale di Gennaro Gattuso scenderà in campo a Zenica per disputare la finale dei playoff di qualificazione ai Mondiali 2026. In palio, com’è ovvio che sia, c’è un posto per la fase finale della FIFA World Cup che si terrà tra Canada, Stati Uniti – dove Trump siede nuovamente alla Casa Bianca – e Messico. Ma se il peso specifico dell’incontro è già di per sé notevole, a gravare sull’atmosfera che circonda la trasferta c’è una variante del tutto extra-sportiva, e cioè la qualità dell’aria che si respira nella città ospitante: Zenica, situata a settanta chilometri circa a nord di Sarajevo, nel cuore della Bosnia ed Erzegovina, è da tempo nota come la capitale europea dello smog.

Il nodo ambientale e il “fortino” a capienza ridotta

L’impianto che martedì sera farà da teatro alla sfida, il Bilino Polje, rappresenta di per sé una classica tana per la selezione bosniaca. Qui, a differenza del più capiente stadio di Sarajevo – attualmente in ristrutturazione e provvisto di pista d’atletica – l’acustica si fa particolarmente pressante, quasi soffocante, regalando agli avversari un’accoglienza tradizionalmente rovente. Non sarà però solo il calore del pubblico a rendere l’ambiente ostico: il fattore ambientale, in questo caso, assume contorni ben più fisici. La conformazione dello stadio, piccolo e compatto, amplifica il rumore, ma a preoccupare, almeno in prospettiva, potrebbero essere anche le condizioni dell’aria, un elemento che spesso a Zenica finisce per intrecciarsi con il destino di chi la abita e, occasionalmente, di chi la attraversa per ragioni sportive. A mitigare la pressione ambientale, se così si può dire, ci sarà però una circostanza logistica di non poco conto: l’impianto sarà a capienza ridotta, circostanza che ridimensiona almeno in parte la famigerata “bolgia” evocata nei giorni scorsi.

Pjanić e il peso di una sfida dai precedenti nettamente italiani

A tenere banco, nelle vigilia, sono state le dichiarazioni rilasciate da Miralem Pjanić, ex centrocampista di Juventus e Roma, nel corso del podcast Sky Sport Unplugged condotto da Gianluca Di Marzio. L’intervistato ha voluto lanciare un chiaro avvertimento agli azzurri, parlando di una sfida nella quale la Bosnia potrà contare su interpreti in grado di risolvere il match da soli, in un contesto – quello della finale – carico di significato dopo un periodo difficile. “C’era tanta voglia di riscatto”, ha spiegato il calciatore bosniaco, sottolineando come la presenza di numerosi giocatori provenienti dal campionato italiano abbia alimentato un morale diverso, quasi rinvigorito, all’interno del gruppo. E in effetti la storia recente dei confronti racconta di un dominio azzurro: nei sei incroci complessivi tra le due nazionali, l’Italia ha collezionato quattro vittorie, un dato che fa pendere l’ago della bilancia dalla sua parte, anche se i balcanici arrivano all’appuntamento forti di un rendimento positivo nel corso del 2025.

Dall’acciaio al calcio, la partita dentro la partita

Zenica, del resto, non è soltanto la sede di un incontro decisivo per la qualificazione mondiale. È una città industrialmente segnata dalla produzione siderurgica, un’eredità pesante che si traduce in una cappa d’inquinamento spesso percepibile nell’aria e che, nei giorni di maggiore stagnazione atmosferica, finisce per diventare essa stessa protagonista della cronaca locale. L’intreccio tra la sfida sportiva e queste criticità ambientali aggiunge un ulteriore livello di complessità a una gara già di per sé strutturalmente complessa: non solo per il valore dell’avversario e per il clima di tensione che inevitabilmente accompagna una finale secca, ma anche per la necessità di adattarsi rapidamente a condizioni che potrebbero influire persino sulle prestazioni atletiche. Se il Bilino Polje ha storicamente rappresentato per la Bosnia un autentico fortino, in grado di spaventare chiunque vi mettesse piede, stavolta l’intera posta in palio – un posto al sole nel prossimo Mondiale – si gioca con gli attori principali pronti a fare i conti, oltre che con l’avversario, anche con quella che da anni viene definita la “capitale europea dello smog”.

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