Leone XIV modifica la legge vaticana, la guida della Commissione non è più solo per cardinali

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con un atto formale, Papa Leone XIV ha apportato una modifica significativa alla Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano, intervenendo sulla composizione della Pontificia Commissione che ne sovrintende le attività. Il Motu Proprio, reso pubblico nella giornata di venerdì 21 novembre, abroga esplicitamente una parte dell'articolo 8, il quale, nella versione promulgata solo pochi mesi fa, nel giugno 2023, riservava la presidenza dell'organo esclusivamente a un cardinale. La nuova disposizione, che introduce la possibilità di nominare "altri membri" alla guida della Commissione, risponde a quelle che vengono definite, nel testo pontificio, "esigenze di governance" sempre più articolate e complesse, aprendo di fatto la strada a una leadership che potrebbe essere affidata anche a laici o donne.

Una correzione per sanare un'anomalia giuridica

L'intervento di Leone XIV, il quale ha scelto di agire con un provvedimento personale e diretto, va a colmare una discrepanza che si era creata tra la legge scritta e la prassi concreta avviata dal suo predecessore. Papa Francesco, infatti, già nel marzo scorso aveva operato una prima, storica, deroga alla norma allora vigente, nominando per la prima volta una donna, suor Raffaella Petrini, al vertice del Governatorato. Quella scelta, sebbene di fatto operativa, rimaneva però in una zona grigia dal punto di vista del diritto canonico e statale, poiché la legge fondamentale continuava a prevedere espressamente la figura del cardinale. L'azione dell'attuale Pontefice, pertanto, non fa che ratificare e rendere strutturale un indirizzo già tracciato, armonizzando il dettato legislativo con una realtà di governo che si è dimostrata efficace e che si intende consolidare.

La conferma della governatrice Petrini e il nuovo corso

Proprio in virtù di questa modifica, che sana un'anomalia giuridica, la posizione di suor Raffaella Petrini risulta ora pienamente e inequivocabilmente legittimata. La sua conferma nel ruolo apicale, decisa da Leone XIV, assume un significato ancor più solido, non essendo più basata su una semplice deroga ma su una riforma organica della legge. Questo passaggio, che alcuni osservatori interpretano come un segnale di continuità nella gestione amministrativa dello Stato, delinea un modello di governance meno rigido e più aderente alle necessità contemporanee, dove le competenze specifiche possono essere valorizzate al di là dello stato clericale o laicale della persona. Si tratta di un cambiamento non di poco conto, che tocca uno degli apparati più tradizionali della Santa Sede.

Le implicazioni di una governance più flessibile

La riforma, sebbene apparentemente tecnica, ha delle ripercussioni profonde sull'assetto istituzionale vaticano. L'apertura a "altri membri" per la presidenza della Pontificia Commissione, organismo di cruciale importanza per la vita amministrativa e territoriale dello Stato, indica una volontà di modernizzazione e di adattamento. La complessità delle sfide gestionali, che spaziano dalla manutenzione del patrimonio alla sicurezza, richiede infatti professionalità eterogenee, che non sempre coincidono con la carriera ecclesiastica. Questo approccio, del resto, sembra allinearsi con una tendenza più ampia, volta a selezionare le figure di governo in base a criteri di merito e di esperienza concreta, piuttosto che sul solo rango gerarchico all'interno del Collegio cardinalizio.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.