La carica degli azzurri a Kvitfjell: Paris entra nella leggenda, Pirovano conquista la Coppa
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Redazione Sport
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Sulla neve norvegese di Kvitfjell, quella stessa che fece da sfondo alle Olimpiadi del 1994, l’Italia dello sci ha scritto una pagina memorabile, impreziosita da una doppietta che sa di storia. Da una parte, la conferma di un fuoriclasse che non smette di stupire; dall’altra, la consacrazione di una combattente che ha saputo trasformare una stagione solida in un trionfo. È stato un sabato, quello del 21 marzo, in cui le Finali di Coppa del Mondo si sono aperte con il sigillo azzurro, regalando emozioni forti sia nel settore maschile che in quello femminile.
Dominik Paris, l’inossidabile signore della velocità
A 37 anni, un’età in cui molti atleti iniziano a fare i conti con il conto alla rovescia, Dominik Paris ha regalato l’ennesimo capolavoro della sua carriera. Sull’Olympiabakken, una delle piste più iconiche del circuito, il carabiniere della Val d’Ultimo ha dominato la discesa libera, imponendosi per la quinta volta in carriera in questa specifica gara. Non una vittoria qualsiasi, ma il primo successo stagionale per lui, arrivato al momento più importante: l’appuntamento che chiude l’inverno. Paris ha pennellato la neve con la consueta potenza, fermando il cronometro su un tempo che è risultato imprendibile per tutti, eccezion fatta per lo svizzero Franjo Von Allmen. Lo junior elvetico, infatti, ha cercato di impensierirlo, chiudendo a soli 19 centesimi, ma senza riuscire a scalfire la superiorità dell’azzurro. Alle loro spalle, a completare il podio di giornata, si è piazzato l’austriaco Vincent Kriechmayr, staccato di sei decimi.
Questo successo, il venticinquesimo in carriera in Coppa del Mondo, ha un peso specifico enorme per lo stesso Paris: gli ha permesso di superare il mito Gustav Thoeni nella classifica all-time dei plurivittoriosi azzurri, issandosi a quota 25. Ma il dato più significativo, forse, è un altro: si tratta del ventesimo centro in discesa libera. Un numero che lo proietta al secondo posto assoluto nella specialità, dietro solo al leggendario austriaco Franz Klammer, fermo a 25 successi. Sette di questi acuti, tra discesa e superG, sono arrivati proprio sulla neve di Kvitfjell, un feeling ormai consolidato con un tracciato che l’ha visto protagonista assoluto anche nella passata stagione. Al traguardo, il campione azzurro ha ammesso come la gara non fosse perfetta, ma l’importante era sentire gli sci veloci sotto i piedi e la sicurezza necessaria per osare. Un trionfo, il suo, che vale doppio perché arriva davanti agli amici e alla famiglia accorsi a sostenerlo.
Laura Pirovano, la Coppa di discesa come coronamento
Se Paris ha scritto l’ennesima riga del suo libro d’oro, Laura Pirovano ha invece aperto un capitolo nuovo e folgorante. La trentina, classe 1998, ha chiuso la stagione nel modo più bello possibile: vincendo la Coppa del Mondo di discesa libera. A Kvitfjell, l’azzurra non si è limitata a gestire il vantaggio nella classifica di specialità, ma ha messo il sigillo sulla sua annata con una prestazione da vera fuoriclasse, facendo segnare il miglior tempo in 1’30”85. Un crono che le ha permesso di tenere a distanza la tedesca Emma Aicher, unica rivale ancora aritmeticamente in corsa per la sfera di cristallo, e di centrare la sua terza vittoria in carriera nel massimo circuito.
La stagione di Laura Pirovano era già stata straordinaria, impreziosita da una doppietta in Val di Fassa che l’aveva lanciata verso il grande traguardo, ma la giornata di sabato ha rappresentato l’apice. Al traguardo, l’emozione è stata talmente forte da lasciarla senza parole, tanto che l’atleta ha ammesso di essersi “crollata in lacrime” dopo aver realizzato l’impresa. Le sue parole, ancora incredula per quanto appena successo, hanno restituito l’immagine di un’atleta che ha saputo trasformare la tensione della vigilia – acuita dalle prove che non erano andate come sperava – in una discesa lucida e potente, una di quelle che restano nella storia dello sci femminile italiano. La gioia per questo risultato, come rivelato dalla stessa Pirovano, era tale da temere persino di far cadere la coppa appena conquistata, sintomo di una felicità ancora difficile da gestire.




