La polemica su “Due spicci” finisce in Parlamento: Gasparri interroga il ministro sul caso Zerocalcare
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La nuova fatica dell’autore romano, lo striscione di otto episodi appeso alla piattaforma Netflix lo scorso 27 maggio, è diventata terreno di scontro politico prima ancora che l’inchiostro sulla precarietà denunciata nei dialoghi si asciugasse del tutto.
A scatenare il vespaio, pubblico ancor prima che giudiziario, è stata una serie di segnalazioni – rigorosamente anonime – raccolte e veicolate da una pagina Instagram, quelle dell’Unione Italiana Animatori (UN!TA). ilfattoquotidiano +3
Secondo quei messaggi, rimossi dall’account dopo poche ore per ragioni ancora controverse, alcuni collaboratori della società di produzione Movimenti e dello studio DogHead Animation avrebbero subito condizioni definite al limite della sussistenza: si parlava di retribuzioni lorde pari a sei euro all’ora, di ritmi da lavoro dipendente mascherati da partita IVA e di un carico di lavoro aumentato in corsa, proprio mentre la serie passava da sei a otto episodi senza un adeguamento contrattuale delle scadenze. dire +3
L’interrogazione e la replica della produzione
A raccogliere il guanto di sfida, gettato da alcuni quotidiani che hanno rilanciato le accuse puntando il dito contro il fumettista, è stato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Quest’ultimo, utilizzando l’articolo de “Il Giornale” come base per l’azione politica, ha formalizzato un’interrogazione al ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone. dire +3
L’esponente di centrodestra chiede un’ispezione per fugare i dubbi sui compensi percepiti dai grafici, sottolineando il presunto paradosso che vede un artista, noto per le sue invettive contro lo sfruttamento, finire al centro di una bufera simile. virgilio +3
Dalla parte opposta della barricata, Movimenti Production ha risposto con una nota che non lascia spazio a fraintendimenti: l’azienda definisce l’attacco “inaccettabile” e radicato in testimonianze senza alcuna verifica, annunciando azioni legali per diffamazione contro chi ha diffuso, a loro dire, illazioni prive di fondamento. dire +3
Solidarietà sindacale e il caso della dedica a Lorenzo
In questo clima di accuse reciproche – dove lo youtuber Jematria ha raccontato di aver ricevuto una diffida pochi minuti dopo aver pubblicato un video sulla vicenda – è arrivato il sostegno corale delle associazioni di categoria.
Cartoon Italia e Anica hanno difeso la filiera, stigmatizzando il metodo delle “accuse anonime” e ricordando come Movimenti non abbia mai ricevuto contestazioni formali negli anni, mentre il presidente Alessandro Usai ha espresso rammarico per una polemica che rischia di oscurare un successo professionale. dire +3
Sullo sfondo della ridda di cifre e dichiarazioni, un’altra storia ha catturato l’attenzione del pubblico, quella affettiva e privata contenuta nei titoli di coda.
La serie, infatti, si apre con un omaggio struggente a “Lorenzo (2004-2025)”; a differenza di quanto molti spettatori hanno ipotizzato (confondendolo con il personaggio di Lorenzo Montini che compare nella finzione), si tratta di un tributo a Lorenzo Giurintano, figlio di un responsabile dello studio DogHead Animation, scomparso prematuramente proprio durante la lavorazione del prodotto. virgilio +3
Il contesto strutturale del settore animazione
Mentre Zerocalcare – il cui vero nome è Michele Rech – mantiene il silenzio, lasciando parlare le immagini della sua creatura (“Due spicci”, che narra l’apertura di una società tra amici per salvare un locale), i tecnici di settore sottolineano come il caso vada inquadrato in una crisi più ampia.
In Italia, lo ricordano gli analisti, i progetti di animazione sono rari e la stragrande maggioranza dei disegnatori è costretta a vivere da freelance, accettando compensi bassi per non rimanere esclusi da un mercato del lavoro senza certezze. lastampa +3
La vicenda, approdata in Parlamento con la richiesta di verifiche sugli ispettori del lavoro, rappresenta solo l’ultimo atto di un malessere endemico; per la produzione, invece, si tratta di un polverone mediatico sollevato da “un collettivo di persone che si celano dietro l’anonimato”.
Nel frattempo, i legali della società hanno già avviato le procedure per tutelare l’immagine della serie, lasciando alla magistratura o a eventuali ispezioni ministeriali l’arduo compito di separare la realtà dalla propaganda. ilfattoquotidiano +3




