Piazza Affari apre cauta, lo spettro di Hormuz frena l’entusiasmo del Nikkei a 60mila punti
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Redazione Economia
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L’avvio di settimana per Piazza Affari si tinge di un verde timido, quasi a voler misurare il passo dopo le ambigue chiusure d’Oltreoceano. Il FTSEMib, nell’ora dei primi scambi, si limita a un progresso frazionale dello 0,22%, fermandosi a quota 47.762 punti, un movimento che tradito una certa resistenza a lasciarsi andare a slanci più decisi nonostante l’esempio proposto dall’Asia. Il resto dei listini nazionali segue a ruota: l’All Share guadagna lo 0,25%, mentre il comparto delle Mid Cap (+0,19%) e quello delle Star (+0,13%) si muovono nella stessa scia prudente. A pesare sulle scelte degli investitori, nel vecchio continente, non è solo l’assenza di una direzione netta da Wall Street, dove venerdì le variazioni erano risultate contrastanti, ma soprattutto l’agenda fittissima che attende i trader nei prossimi giorni.
Il record storico di Tokyo tra chip e geopolitica
Mentre l’Europa muove i primi passi con il freno a mano tirato, dall’altra parte del mondo arriva la notizia che avrebbe potuto accendere gli animi, se non fosse per il contesto cupo che la accompagna. L’indice Nikkei di Tokyo ha infatti infranto un muro storico, chiudendo per la prima volta da quando esiste (1950) sopra i 60.000 punti, precisamente a 60.537,36, grazie a un rally dell’1,38%. A sostenere questo slancio senza precedenti è stato, come spesso accaduto negli ultimi mesi, il comparto tecnologico; i produttori di chip legati all’intelligenza artificiale continuano a trainare le quotazioni, alimentati da utili rassicuranti e da una domanda globale che non accenna a diminuire. Tuttavia, se l’impresa nipponica rappresenta oggettivamente un traguardo storico per la finanza asiatica, gli occhi degli operatori di tutto il globo restano puntati su un altro fronte, molto meno festoso, che si estende dalle sabbie del Medio Oriente.
Il nodo Hormuz e l’attesa per le banche centrali
Quella che sta per aprirsi, lo si capisce già dal tono dei listoni europei, è una settimana cruciale per la politica monetaria; Federal Reserve, Banca Centrale Europea, Bank of Japan e Bank of Inghilterra si riuniranno a stretto giro, e ciascuna di esse dovrà confrontarsi con un’equazione complicata dai recenti sviluppi bellici. Il conflitto in Medio Oriente, e in particolare le nuove frizioni emerse nei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran, gettano un’ombra lunga sui mercati, alimentando l’inflazione energetica proprio mentre le banche centrali valutavano una svolta più accomodante. Teheran, attraverso i mediatori pakistani, ha ribadito la propria posizione: nulla accadrà sul dossier nucleare senza la riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale imposto dalla marina americana, una condizione che tiene il prezzo del petrolio e le aspettative sui tassi in uno stato di fibrillazione costante.
Indici in frazionale rialzo e attesa per la Fed
Tornando a Milano, la giornata si è aperta con qualche cedimento individuale di rilievo. Nexi, tanto per fare un nome, scivola nelle prime battute trascinando verso il basso l’umore di chi cercava un’accelerazione, mentre dall’altra parte del telefono la voce dei trader racconta di una cautela dettata più dall’incertezza sugli esiti delle riunioni delle banche centrali che da reali vendite massicce. Se il FTSE Italia All Share viaggia a +0,25% e il clima generale resta positivo ma contenuto, è perché nessuno vuole esporsi troppo prima di ascoltare le parole di Jerome Powell e Christine Lagarde. Tokyo ha potuto permettersi il lusso di festeggiare grazie a una liquidità ancora abbondante e a un settore tech che, almeno per ora, sembra immunizzato dalle tensioni geopolitiche; ma per l’Europa, molto più esposta alle oscillazioni del prezzo del gas e del petrolio, il rally nipponico rimane un esempio da guardare con rispetto, ma difficilmente imitabile a brevi termine senza un segnale chiaro di distensione da est.




