L’escalation tra Trump e Anthropic: il governo blocca i modelli Mythos 5 e Fable 5
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Redazione Economia
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Poteva accadere prima o poi, che il braccio di ferro tra l’amministrazione Trump e una delle aziende più influenti nel campo dell’intelligenza artificiale – stiamo parlando di Anthropic, la creatrice del modello Claude – raggiungesse un punto di rottura senza precedenti. E cosí è stato. Il governo degli Stati Uniti, con una mossa che molti osservatori hanno definito storica, ha imposto alla società di bloccare l'accesso ai suoi due modelli di punta, Mythos 5 e Fable 5, per qualsiasi cittadino straniero, persino per i propri dipendenti provenienti da altre nazioni.
La decisione, comunicata tramite una lettera del Dipartimento del Commercio, cita esplicitamente motivi di sicurezza nazionale, mettendo in pratica un controllo diretto su un prodotto digitale di massa che non ha molti precedenti nella storia recente della tecnologia.
Non si tratta, comunque, di una reazione improvvisa o immotivata. Già lo scorso aprile, quando Anthropic aveva presentato in anteprima Mythos, l’azienda stessa aveva mostrato una prudenza quasi inedita: decise di non distribuirlo al pubblico, limitandone l'uso a una ristretta cerchia di governi e aziende selezionate.
Il timore era concreto e ben argomentato: che un sistema cosí potente, specializzato in cybersecurity, potesse essere "jailbreakato" – cioè violato nei suoi meccanismi di sicurezza – e utilizzato per attacchi informatici contro gli stessi Stati Uniti o i loro alleati. Una profezia che, a quanto pare, si è autoavverata, costringendo ora l’amministrazione a passare dalle parole ai fatti.
La cronologia di uno scontro: dal Pentagono alla Casa Bianca
Per comprendere la portata dell'ordine, bisogna però fare un passo indietro e osservare il clima di crescente tensione che ha avvolto Anthropic negli ultimi mesi. Già nel marzo scorso, il Pentagono aveva inserito l'azienda in una lista nera definendola un "rischio inaccettabile" per la catena di approvvigionamento.
Il motivo del contendere era la filosofia stessa della società fondata da Dario Amodei: Anthropic, infatti, aveva rifiutato di concedere al dipartimento della Difesa l'uso dei propri sistemi per "tutti gli scopi legittimi", ponendo due paletti invalicabili – il divieto di usarli per la sorveglianza di massa interna e per lo sviluppo di armi autonome letali – che non erano piaciuti per niente ai vertici militari.
L'arrivo di giugno ha però segnato una decisa accelerazione. Il 9 giugno Anthropic lanciava Fable 5, una versione teoricamente addomesticata del piú potente Mythos, dotata di "guardrail" (parametri di sicurezza) pensati per impedire risposte dannose in ambiti sensibili come la biologia o la pirateria informatica. Solo tre giorni dopo, la doccia fredda: la lettera del Dipartimento del Commercio firmata dal segretario Howard Lutnick intimava il blocco degli accessi ai cittadini stranieri.
Una misura cosí drastica che, per essere applicata alla lettera – non si può distinguere il singolo utente comune da quello a rischio – Anthropic ha preferito staccare completamente la spina, togliendo i modelli a tutti, americani compresi.
La vulnerabilità nascosta e l'accusa di "fraintendimento"
Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare il dispositivo di controllo delle esportazioni, di solito riservato ai microchip destinati alla Cina? Secondo fonti interne all'amministrazione, la goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata la scoperta di una tecnica di "jailbreak" – un metodo per aggirare le barriere etiche del software – da parte di un'altra azienda tecnologica. Nello specifico, alcuni ricercatori sarebbero riusciti a indurre Mythos a rivelare informazioni su vulnerabilità informatiche.
Sebbene Anthropic abbia minimizzato l'accaduto, definendo le falle scoperte "minori", "già note" e alla portata anche di altri modelli presenti sul mercato, per la Casa Bianca la soglia di attenzione era ormai troppo bassa.
La reazione di Anthropic, del resto, è stata tutto fuorché remissiva. Pur dichiarandosi pronta a rispettare la direttiva, l'azienda ha parlato apertamente di "fraintendimento" (misunderstanding) e ha lanciato un monito pesante all’indirizzo dell’esecutivo: se questo standard fosse applicato all'intera industria, "fermerebbe sostanzialmente ogni nuovo dispiegamento di modelli".
Una posizione, questa, che evidenzia un paradosso non da poco: il governo vuole proteggere la nazione da un'arma informatica, ma nel farlo rischia di paralizzare proprio le aziende che dovrebbero costruire le difese del futuro.
Le regole del gioco cambiano: un ordine esecutivo che pesa come una scure
A rendere ancora piú amaro il boccone per Anthropic e le sue concorrenti – come OpenAI, che proprio nei giorni scorsi ha limitato l'accesso al suo GPT-Cyber 5.4 – è il contesto normativo in cui matura il provvedimento. Solo dieci giorni prima del blocco, il presidente Trump aveva firmato un ordine esecutivo per promuovere l'innovazione nella cybersecurity, stabilendo un quadro "volontario" di collaborazione tra governo e industria per testare i modelli piú avanzati prima del loro rilascio pubblico.
Un approccio, quello descritto nella nota ufficiale della Casa Bianca, che si vantava di non voler creare "licenze governative obbligatorie". Tuttavia, la lettera del Dipartimento del Commercio per Anthropic rappresenta esattamente l'opposto: una richiesta di licenza obbligatoria per l'export e il trasferimento interno della tecnologia.
Una contraddizione solo apparente, che rivela come, quando si parla di modelli di intelligenza artificiale general-purpose (quelli che, per capirci, potrebbero scrivere codice malevolo o progettare molecole pericolose), la linea tra la "regolazione leggera" e il controllo duro e puro sia destinata a rimanere labile e pericolosa.




