Il giudice blocca Alligator Alcatraz, il carcere di Trump nelle Everglades

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un provvedimento della magistratura federale ha sancito la fine di uno degli emblemi più controversi della politica migratoria dell’amministrazione Trump. La giudice Kathleen Williams, operante nel distretto di Miami, ha infatti ordinato la chiusura e lo smantellamento completo del centro di detenzione noto come «Alligator Alcatraz», la maxi-struttura realizzata in tempi record nelle paludi delle Everglades per rinchiudere immigrati privi di documenti. La decisione, che impone alle autorità di procedere entro un termine di sessanta giorni, non giunge inaspettata, poiché la stessa Williams lo scorso agosto ne aveva già bloccato l’ampliamento, evidenziando come le motivazioni alla base della sentenza fossero di natura prettamente ambientale.

La corte ha stabilito, in particolare, che l’esistenza stessa del complesso detentivo costituisce una minaccia concreta e irreparabile per l’ecosistema delle Everglades, un territorio paludoso di importanza cruciale e dalla fragile biodiversità. Nelle sue considerazioni, la giudice ha ricordato come quel medesimo sito, decenni fa, fosse stato scartato per la realizzazione di un aeroporto proprio a causa dell’impatto ambientale devastante che l’opera avrebbe comportato. Di conseguenza, ha ingiunto la rimozione di ogni infrastruttura – dai generatori alle recinzioni, fino agli impianti di illuminazione e alle condotte fognarie – che aveva trasformato l’area in un luogo di reclusione.

La reazione dello Stato della Florida, guidato dal governatore Ron DeSantis, è stata immediata e ha fatto seguito all’ordinanza nel giro di poche ore con la presentazione di un formale ricorso. Questo scontro legale, che vede ancora una volta l’esecutivo federale opposto alla giurisdizione, delinea le profonde divisioni che caratterizzano le politiche sulla gestione dei flussi migratori. La struttura, fin dalla sua apertura, era stata al centro di feroci polemiche per le condizioni di vita dei detenuti, sebbene tali aspetti non siano stati l’oggetto primario del pronunciamento giudiziario.

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