Tragedia a Orio al Serio, uomo risucchiato da un aereo: i dubbi sulla sicurezza
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Redazione Interno
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Era quasi l’ora del decollo quando l’Airbus A319 della Volotea, carico di 135 passeggeri e sei membri dell’equipaggio, si preparava a lasciare Orio al Serio per Oviedo. Pochi minuti prima delle 10, mentre l’aereo manovrava sulla pista, un’auto è comparsa contromano, sfuggendo ai controlli. L’autista, dopo aver superato i varchi di sicurezza e aggirato gli agenti che tentavano di fermarlo, ha spalancato a forza una porta anti-panico, riversandosi nell’area operativa. È lì che Andrea Russo, questo il nome della vittima, è stato risucchiato dal motore dell’aereo in movimento.
Quella che potrebbe apparire come una tragica fatalità, però, nasconde un problema più ampio, denunciato da tempo dai sindacati. «A Bergamo spesso i passeggeri raggiungono l’aereo a piedi, e questo riduce l’attenzione», ha spiegato Pasquale Salvatore, segretario della Fit Cisl, ricordando come già un mese e mezzo fa fossero stati segnalati rischi al prefetto e alla società che gestisce lo scalo. «Una persona è morta, e aspettiamo che la magistratura faccia luce», ha aggiunto, sottolineando che non si tratta del primo episodio del genere.
L’aeroporto, crocevia di voli low cost e tra i più trafficati del Nord Italia, è infatti finito più volte sotto accusa per la gestione degli accessi. Già due mesi fa, un altro episodio aveva fatto temere il peggio, quando un intruso era riuscito a penetrare nella zona riservata senza essere immediatamente identificato. Se allora la situazione si era risolta senza conseguenze, oggi il bilancio è drammatico, e le domande si moltiplicano: com’è possibile che un uomo abbia potuto superare più livelli di sicurezza? Perché i protocolli non hanno impedito l’accesso alla pista?




